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Cronaca Casapesenna

Le intercettazioni in carcere. Zagaria ‘bacchetta’ la cognata che si lamenta

Lo sfogo della moglie di Antonio: “Mi sono scocciata di chiedere l’elemosina”

Sono le intercettazioni in carcere a svelare i rapporti tra il capo clan dei Casalesi Michele Zagaria, le sorelle e le cognate, oggi finite in carcere.

Nel colloquio avvenuto a Opera, il boss rimprovera con durezza la cognata Tiziana Piccolo, che a suo dire avrebbe affermato di 'aver dato alla famiglia vent'anni della sua vita'. "Non li hai dati mica a noi - dice il capoclan - sei stata insieme con noi, hai vissuto insieme con noi vent'anni". "Nella mia coscienza - prosegue Zagaria - mi sono pentito, però mi potevo pentire pure in altro modo. Se mi pento in un'altra maniera tu fra sei mesi vai a lavare le scale". Poi rivolgendosi anche alle sorelle Gesualda e Beatrice, amplia la minaccia: "Allora, tu, tu e tu, andate a lavare le scale; può essere pure che tu ci vai perché non abbiamo cosa mangiare, non abbiamo che fare, e siamo d'accordo, però se io faccio il pentito, lo dico bello e chiaro, è per colpa mia che faccio il pentito, e tu devi andare a lavare le scalinate. Io prendo e mi impicco vicino al cancello"

Dalle indagini emergono anche le lamentele delle cognate per il trattamento economico, che confermano come le donne venissero remunerate cose se lavorassero. In un colloquio intercettato nel maggio 2015 in carcere con il marito Carmine, la Piccolo se la prende con la cognata Gesualda. "I bambini a Pasqua non si dovevano vestire?" chiede al marito riferendosi al fatto che Gesualda non aveva provveduto a comprare gli abiti. "Qua ognuno pensa ai fatti suoi" dice la Piccolo. Anche Patrizia Martino, convivente di Antonio Zagaria, in un colloquio dell'agosto 2015, dice: "Io ho 52 anni e mi sono scocciata di chiedere l'elemosina; siamo al 26 e io devo ancora pagare il fitto al Tribunale". Nell'ordinanza il Gip osserva che le somme percepite nel tempo da Beatrice e dalle cognate "hanno consentito loro di continuare a vivere una vita agiata, senza dover lavorare. E' evidente come proprio tali condotte reiterate nel tempo dimostrano come la incensuratezza di alcune delle indagate è mero dato formale, non certo significativo di una personalità rispettosa delle legge".

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