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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Capua

Il pentito in aula: "Ho dato 50mila euro per la candidatura alle Regionali"

Zagaria racconta la frizione tra Antropoli e Ricci per la competizione elettorale del 2015. Una foto nella Dda mostra Ciccio 'e Brezza all'inaugurazione di un comitato

"Ho dato 50mila euro per la campagna elettorale di Lucrezia Cicia (non indagata nda) per le elezioni regionali del 2015". Lo ha detto Francesco Zagaria, alias Ciccio e' Brezza, colletto bianco (divenuto collaboratore di giustizia) originario di Casapesenna e trapiantato al Capua legato al clan di Michele Zagaria, nel corso del secondo atto del suo esame, da parte della Dda, nel processo che lo vede imputato insieme all'ex sindaco di Capua Carmine Antropoli, agli ex assessori Guido Taglialatela e Marco Ricci, oltre a diversi faccendieri che facevano da collante tra l'imprenditore della camorra ed i politici. 

Zagaria ha parlato per circa 5 ore dinanzi alla corte d'Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Giovanna Napoletano, rispondendo alle domande del pubblico ministero dell'Antimafia partenopea Maurizio Giordano. Il suo racconto parte dal 2015 quando i rapporti tra Antropoli, compagno della Cicia, e Marco Ricci si incrinarono. 

"Si vociferava che Ricci si dovesse candidare alle regionali, designato dal coordinatore provinciale di Forza Italia Carlo Sarro (non coinvolto in alcun modo nell'inchiesta nda) - ha detto Zagaria - Quando c'erano questioni elettorali mi interfacciavo sempre con Antropoli che per me era un politico vero". Seguendo l'excursus del collaboratore di giustizia Antropoli gli rispose di "non andare di fretta sull'appoggio a Ricci per le regionali. Seppi che c'era la possibilità di una candidatura di una persona vicina ad Antropoli che mi fece il nome di Lucrezia Cicia". 

In un primo momento la scelta di Zagaria fu neutrale: "Mi incontravo sia con Ricci che con Antropoli per capire come mi dovevo comportare. Non potevo rischiare di appoggiare uno dei due e se avesse vinto l'altro io restavo fuori", ha spiegato.

A fargli rompere gli indugi e propendere per l'ex consigliera comunale casertana furono due "scortesie" ricevute proprio da Ricci. La prima riguardava un posto di lavoro all'ospedale di Caserta per la compagna di un suo amico, dipendente di una banca a Santa Maria Capua Vetere presso la quale era correntista. "Incontrammo Ricci che aveva una cognata che lavorava in ospedale ma senza avere benefici". La goccia che fece traboccare il vaso, però, furono i lavori per la ristrutturazione del Palazzo dell'Annunziata a Capua. "La gara venne vinta da un altro imprenditore sempre vicino a Zagaria". 

"Lucrezia Cicia la conoscevo già perchè era consigliera comunale a Caserta, città che frequentavo già da tempo. La conobbi presso lo studio di Antropoli che mi presentò come 'uno Zagaria importante'", ha detto Ciccio 'e Brezza. Per la candidata Zagaria si sarebbe prodigato economicamente ma anche esponendosi in prima persona in incontri con amministratori locali, tra cui "un assessore di San Prisco", per la campagna elettorale.

"Diedi ad Antropoli 20mila euro per la campagna elettorale ma complessivamente ho speso circa 50mila euro. Mi sono occupato delle affissioni per Lucrezia Cicia nei comuni di Capua, Santa Maria Capua Vetere, Grazzanise, Santa Maria la Fossa e San Prisco - ha proseguito il colletto bianco originario di Casapesenna - Il comitato elettorale di  Portico di Caserta venne pagato da me". Al riguardo tra le mani della Dda ci sarebbe una fotografia che riprenderebbe Zagaria proprio all'inaugurazione del comitato. L'interesse di Zagaria a favorire la candidata vicina ad Antropoli erano "i lavori a Capua, per questo feci la campagna elettorale", ha concluso.  

Il processo riprenderà a metà febbraio quando si concluderà l'esame del pm. A marzo, invece, Zagaria verrà controesaminato dalle difese degli imputati. Nel collegio difensivo sono impegnati tra gli altri, gli avvocati Mauro Iodice, Gerardo Marrocco, Guglielmo Ventrone, Lorenzo Caruso ed Elisabetta Rauso.   

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