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Il carcere di Santa Maria Capua Vetere

Il carcere di Santa Maria Capua Vetere

Violenze in carcere, il caso finisce sulla scrivania del Ministro

La senatrice Nugnes presenta un'interrogazione a Bonafede: "Azioni violente degli agenti". Il Sappe replica: "Pestaggi avvenuti tra detenuti"

Le presunte violenze ai danni dei detenuti all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere finiscono sulla scrivania del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Nelle scorse ore la senatrice Paola Nugnes del gruppo misto ha presentato un'interrogazione a risposta orale, con carattere d'urgenza, per fare chiarezza su quanto accaduto tra la Domenica delle Palme, con la protesta dei detenuti, e la violenta rappresaglia che si sarebbe verificata il giorno successivo e al centro dell'inchiesta coordinata dal pm Maria Alessandra Pinto della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

L'interrogazione della senatrice

"Secondo le testimonianze raccolte dall'associazione Antigone e dall'ufficio del garante campano - si legge nell'interrogazione - si è verificata una fortissima rappresaglia da parte della polizia penitenziaria. Quasi cento poliziotti a volto coperto e in tenuta antisommossa sono entrati in un padiglione all'interno delle camere di pernottamento. Sembra che siano intervenuti poliziotti diversi da quelli in servizio presso l’istituto, giacché questi hanno agito contro chi non aveva preso parte alle agitazioni del fine settimana, e addirittura contro qualche detenuto che dopo pochi giorni sarebbe uscito dal carcere con gli evidenti segni delle lesioni e hanno cominciato i pestaggi che hanno portato a lesioni corporee".

LA DENUNCIA: "DENTI ROTTI E CAPELLI E BARBA TAGLIATI" 

Secondo quanto esposto dalla senatrice "le azioni della polizia si sono svolte nei modi più violenti e in spregio della dignità umana: ad alcuni detenuti sono stati tagliati barba e capelli, altri sono stati spogliati e pestati con manganelli, pugni e calci su tutto il corpo". Di qui la richiesta al Ministro di fare "subito chiarezza su quanto è accaduto". Nugnes ha chiesto inoltre di intervenire per garantire salute e sicurezza nelle carceri italiane e limitare il sovraffollamento e il conseguente pericolo di contagi.

Il Sappe: "Guerra tra detenuti"

Su quanto accaduto alla casa circondariale "Francesco Uccella" è intervenuto anche il sindacato di polizia penitenziaria Sappe che, però, offre una lettura completamente diversa dei fatti. "Per circa 40 giorni alcune sezioni sono divenute "terra di nessuno" ove si sono fronteggiate diverse fazioni con risse e violenze inaudite, senza il rispetto dei regolamenti interni, delle norme ecc. Si arriva alla domenica i detenuti si rifiutano di entrare nelle celle ove vengono divelte sbranche di metallo, coltelli rudimentali e preparate pentole con olio bollente, alcuni si barricano. Il Reparto piu coinvolto proprio il Nilo, ormai passa il giorno cosi in orari notturni quelli piu violenti pretendono di incontrarsi e decidere una tregua, facendosi chiudere e rimandando le ostilità all'indomani. Il lunedi si ricomincia, un detenuto viene massacrato di botte, tanto da essere trasportato, in Ospedale,in seguito un collega viene aggredito in maniera vile alle spalle e costretto a ricorrere ai Sanitari per le lesioni subite. La stessa sera di lunedi 6 aprile il personale ivi in servizio con l'ausilio di altro personale proveniente da altre sedi, viene impiegato per ristabilire l'ordine e sicurezza ormai compromesso nel Reparto Nilo e per tutelare l'incolumità fisica delle persone ed evitare ulteriori devastazioni. Si è proceduto ad una perquisizione straordinaria per disarmare i rivoltosi e rinvenire oggetti illeciti in loro possesso".

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