La vigilanza della camorra a Cinecittà. "Gli ho fatto firmare contratto bimestrale"

I contatti tra Enrico Verso ed un altro indagato omonimo dell'attore Carlo Verdone

Emergono particolari interessanti dall'inchiesta sulle società di vigilanza in odore di camorra scoperte dalla Dda di Napoli. Secondo l'impianto accusatorio Enrico Verso, cognato del boss Raffaele Bidognetti, e Salvatore Fioravante insieme ad altre due persone sono accusi di estorsioni per conto del clan dei Casalesi ai danni di imprenditori e commercianti dell'agro aversano ma le attività illecite si erano estese fino nella Capitale dove è stato sequestrato dai carabinieri, diretti dal tenente colonnello Donato D'Amato, uno dei tre di istituti di vigilanza 'Roma Security Srl'.

A Roma, emerge una figura importante nell'inchiesta, finita all'obbligo di dimora, Carlo Verdone, omonimo del noto attore romano. E lui che chiede i soldi a Verso nell'agosto del 2016 e fondano la nuova società, con guardie armate e va sostenere l'esame per la licenza. Secondo le intercettazioni telefoniche i Casalesi arrivano con questo istituto persino ad aver contratti di vigilanza a Cinecittà per migliaia di euro al mese con degli impresari che hanno lavorato addirittura al colossal Ben Hur e ai film di 007. In un'intercettazione Verdone dice a Verso: "Gli ho fatto firmare un bimestrale da 53mila euro". Oltre a Verso e Fioravante, la misura cautelare ha colpito Antonio D'Abbronzo di Mugnano di Napoli ma residente a Villaricca, ed Eugenio Di Laura, di Gricignano d'Aversa, residente a Sant'Antimo; per loro il gip ha disposto i domiciliari. Divieto di dimora in Campania, invece, per Carlo Verdone, di Roma, e Vincenzo Siano di Sant'Antimo.

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