Dalla vendita di concimi all'impero dei rifiuti, il pentito ricostruisce l'ascesa di Ferraro

I verbali di Domenico Bidognetti depositati nel processo sulle infiltrazioni del clan per la realizzazione dell'area Pip

Domenico Bidognetti

Dalla vendita di concimi ed una piccola impresa di disinfestazione fino ad un vero e proprio impero creato con il business dei rifiuti anche grazie alle sue amicizie con il clan dei Casalesi, in particolare con Walter Schiavone. E' questo il quadro che Domenico Bidognetti, cugino pentito del capoclan Cicciotto 'e Mezzanotte, delinea di Nicola Ferraro, l'ex consigliere regionale dell'Udeur a cui oggi polizia e guardia di finanza hanno sequestrato beni per circa 4 milioni di euro, tra cui anche i vitalizi e le indennità per il suo ruolo a palazzo Santa Lucia. 

Le dichiarazioni di Bidognetti su Ferraro sono state rese nel 2008 e sono state acquisite nei giorni scorsi nel processo per le infiltrazioni del clan nella realizzazione dei capannoni dell'area Pip di Lusciano, che vede alla sbarra, tra gli altri, proprio il politico di Casal di Principe.

Secondo Bruttaccione, questo il soprannome di Bidognetti, "Nicola Ferraro ha avuto un incremento di patrimonio notevole. Infatti, iniziò con la vendita di concimi e con un servizio di disinfestazione con un solo camion a Casal di Principe, con il quale disinfettava anche le aziende bufaline del clan. Poi improvvisamente - si legge tra gli atti depositati nel fascicolo del giudice - si ingrandì ed era molto legato a Walter Schiavone anche grazie a suo cugino Sebastiano Ferraro detto ficone".

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Secondo Bidognetti, Ferraro avrebbe anche "smaltito illegalmente rifiuti" attraverso "false certificazioni". Per il pentito Nicola Ferraro era "la mente imprenditoriale" ed avrebbe "sempre agevolato il clan dei Casalesi". 

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