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Cronaca San Nicola la Strada

Imprenditore 'coraggio' nella morsa dell'usura: condannato in Appello Ciro Benenati

La corte partenopea conferma i 4 anni di reclusione per l'ex titolare di una concessionaria. Oltre 40mila euro per le parti civili Battaglia e Fraia

Confermata la sentenza di condanna a 4 anni di reclusione a carico di Ciro Benenati, ex titolare della concessionaria Autosud Tony di San Nicola La Strada, accusato di usura aggravato dalla metodologia mafiosa in danno dell'imprenditore antiraket Roberto Battaglia.

È quanto disposto dalla Terza Sezione della Corte di Appello di Napoli presieduta dal giudice Giovanni Carbone che ha confermato la sentenza in primo grado emessa il 18 gennaio 2018 dalla Prima Sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - in composizione collegiale presieduta dal giudice Giampaolo Guglielmo con giudici a latere Rosaria Dello Stritto e Pasquale D'Angelo - che condannava alla pena di 4 anni di reclusione Ciro Benenati per le condotte usuraie poste in essere dal 1996 al 2005 nei confronti dell'imprenditore di Caiazzo nel settore latte-caseario Roberto Battaglia e sua madre Rita Fraia. I giudici della Corte di Appello partenopea oltre che riconfermare la sentenza di condanna in primo grado hanno condannato Benenati al pagamento delle spese di costituzione sostenute da ciascuna parte civile liquidando in favore delle medesime una provvisionale pari a 20.000 euro cadauna per poi procedere in sede civile alla quantificazione del danno complessivo oltre al pagamento delle spese processuali. Battaglia e sua madre si sono costituiti parte civile con gli avvocati Gianluca Giordano, Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora. Costituitasi anche l'associazione Alilacco Sos Impresa. Benenati è stato difeso dagli avvocati Romolo Vignola e Mario Mangazzo. 

Ciro Benenati è stato ritenuto responsabile di elargire prestiti a carattere usuraio a Roberto Battaglia e la madre Rita Fraia consistiti nell'effettuare cambi assegni per un importo complessivo di circa 672 milioni delle vecchie lire trattenendo al momento della consegna del contante un importo pari al 10% mensile in base alla scadenza e all'importo del titolo, nonché obbligando le vittime all'emissione di cambiali per un importo di 140 milioni di lire e 6.500 euro per il pagamento di interessi di somme ricevute e per cambiare assegni da parte del medesimo(Benenati) trattenendo importi pari al 10% mensile oltre che indurre Battaglia a chiedere prestiti verso vari  istituti di credito per l'acquisto di autovetture rivendute allo stesso Benenati per un importo pari al 50% del valore di mercato. In tal modo i prestiti non onorati aprivano contenziosi per mancati pagamenti verso gli istituti di credito prescelti con l'aggravante di aver fatto ricorso alla forza intimidatrice del clan dei Casalesi fazione Zagaria oltre che agevolare i traffici illeciti del clan.

I fatti contestati a Ciro Benenati sono stati riferiti dalla vittima, Roberto Battaglia che all'epoca dei fatti svolgeva una duplice attività imprenditoriale. Era titolare di un'azienda agricola sita a Caiazzo e al contempo gestiva a Caserta un'agenzia di viaggi. L'agenzia di viaggi era stata aperta dal padre di Battaglia negli anni '60 nella quale poi subentró negli anni' 90 lo stesso Roberto Battaglia con la madre Rita Fraia formale intestataria dell'attività imprenditoriale. La gestione dell'agenzia viaggi era stata molto redditizia grazie anche al mandato di agente generale di Alitalia (all'epoca concesso solo a 28 agenzie sul territorio nazionale) con un fatturato annuo di circa 5 miliardi delle vecchie lire. All'indomani della crisi dell'Alitalia negli anni 1996-1997 a seguito della quale intercorse la revoca del mandato di agente generale a tutte le agenzie che ne avevano beneficiato, iniziarono le difficoltà economiche per Roberto Battaglia. È in questa fase che Battaglia entra in contatto con Ciro Benenati. Inizialmente si rivolse a Benenati per la vendita di beni strumentali per far fronte ai primi debiti quali due autovetture ed un furgone presso la concessionaria Autosud Tony di San Nicola La Strada poi entrando nel 'circuito cambio assegni' creato da Benenati. In pratica Ciro Benenati era dedito ad una intensa attività di cambio assegni. Molti imprenditori gli chiedevano di cambiare assegni post datati ottenendo in cambio assegni a vista di Benenati o altri imprenditori il cui importo era pari a quello dell'assegno consegnato detratto però la somma trattenuta a titolo di interessi. Battaglia entrò in tale circuito di 'cambio assegni'.

L'importo che Benenati tratteneva a titolo di interessi era pari al 10-20% mensile. Nel luglio del 2000 il rapporto tra Battaglia e Benenati si incrina. Roberto Battaglia aveva smesso di pagare e così tutti gli assegni che aveva consegnato a Benenati vengono protestati. Iniziano le minacce di Benenati verso Battaglia e la sua famiglia al fine di ottenere i pagamenti pretesi al punto di spingere Battaglia a svendergli alcuni beni di famiglia come la cappella cimiteriale ed alcuni gioielli della madre. Battaglia venne costretto da Benenati a ricorrere a finanziamenti per l'acquisto di autovetture rivendute allo stesso Benenati ad un costo inferiore al valore di mercato. In occasione di queste contrattazioni il debito si novava.

La situazione degeneró ulteriormente avendo chiesto Ciro Benenati l'intervento del clan dei Casalesi al fine di ottenere i pretesi pagamenti. Roberto Battaglia venne contattato da Pasquale Zagaria fratello del boss Michele e da quel momento, Ciro Benenati uscì di scena. I pagamenti vennero fatti direttamente a Pasquale Zagaria. L'accordo prevedeva la consegna immediata di circa 80 milioni di lire oltre al rilascio di cambiali intestate a Benenati di 10-20 milioni di lire cadauna con cadenza progressiva fino al 2005 per un ammontare complessivo di 150-200 milioni di lire.

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