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Cronaca

Truffe agli anziani, un guadagno da 30mila euro al giorno per l’organizzazione

I truffatori a ogni colpo stilavano un registro e realizzavano un video della merce rubata

Venti associati con una struttura base con sede a Napoli detta Centrale e la diramazione degli esecutori a cui vengono fornite direttive e mezzi per mettere a segno le truffe. L'obbligo del resoconto "filmato" della refurtiva per evitare appropriazioni indebite in seno alla consorteria criminale. Sono questi i retroscena dell'inchiesta dei carabinieri della compagnia di Caserta coordinati dalla Procura sammaritana che ha portato all'arresto di 10 persone tutte napoletane a cui si contesta il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa in danno di anziani oltre che singoli episodi di truffa consumata e tentata nei comuni della provincia di Caserta, Salerno, Frosinone, Foggia, Andria, Bari, Barletta.

La 'Centrale' con sede a Napoli era composta da Gabriele Francesco ,dai figli Antonio e Gennaro e da Raffaele Lionello (indagato a piede libero) tutti quindi addetti alla Centrale con il compito di raccogliere informazioni sulle abitudini di vita delle possibili vittime, individuarne l'indirizzo preciso ed il recapito, contattarle telefonicamente e successivamente se l'approccio telefonico era positivo gli addetti alla Centrale davano direttive  e fornivano mezzi quali smartphone, SIM card, auto a noleggio in uso all'associazione, denaro per far sì che la fase esecutiva desse i suoi frutti. Nello specifico Antonio e Gabriele Francescone si occupavano di organizzare materialmente le attività criminose della centrale oltre che ripartirsi tra gli associati i proventi illeciti, fare fronte alle spese legali in caso di arresto o deferimento dei sodali o a qualsivoglia problema che si verifica nel corso delle loro operazioni illecite. Gennaro Francescone si occupava del reperimento dei mezzi da fornire agli esecutori. Fornitura che veniva poi eseguita da Raffaele Lionello.

La Centrale durante tutte le fasi della truffa non perdeva poi il contatto telefonico con la vittima né con gli esecutori ai quali poi veniva chiesta una prova. Dopo ogni truffa messa a segno che fruttava loro un guadagno giornaliero di circa 30.000 euro gli esecutori dovevano stilare un registro della refurtiva e filmare la merce cosicché al loro rientro in Centrale la stessa poteva verificare la regolarità dei componenti del gruppo.

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