Cronaca San Prisco

Inchiesta frodi allo Stato, finanza in aula: "Non risultava amministratore di fatto della Exit"

I militari escussi hanno evidenziato l'estraneità del collega Cestrone dall'asset societario oggetto d'inchiesta

Nessun interesse nell’attività investigativa che vide coinvolto Marco Ziccardi ne è risultato essere amministratore di fatto della società Exit. E’ quanto emerso dalle dichiarazioni degli ufficiali della guardia di finanaza rese nel processo sulle frodi fiscali ai danni dello Stato che si sta celebrando dinanzi al collegio della Terza Sezione presieduta da Giuseppe Meccariello, nei riguardi del collega Luigi Cestrone.

Gli appartenenti alle fiamme gialle escussi dal sostituto procuratore Maria Teresa Orlando hanno riferito del sequestro operato a Ziccardi a bordo di un motorino nel luglio 2017 a Marcianise nella zona industriale dove gli vennero requisiti 35mila euro suddivisi in mazzette, poi dell’accertamento presso lo studio commercialista di Andreina Musone in merito alla società exit nel 2018. I militari hanno spiegato che in nessuna delle occasioni il finanziere Cestrone ha chiesto informazioni sulle attività ispettive, a differenza di quanto contestatogli dall’Accusa, ne è risultato amministratore di fatto della società Exit finita nel mirino delle loro indagini. Una estraneità all’asset societario già evidenziata dalla Agenzia delle Entrate, per Cestrone. Si torna in aula verso la fine del mese di giugno per l’escussione del finanziere che condusse all’epoca le indagini.

Sono finiti sotto processo il finanziere Luigi Cestrone; Carlo Sales; Danilo Sales; Marco Ziccardi; Alejandro Fabian Rascio; Giuseppe Dello Iacono; Raffaele Perrino (quest’ultimo accusato di accesso abusivo al sistema informatico) accusati a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione, truffa ai danni dello Stato, riciclaggio, fatture per operazioni inesistenti, falsità in bilancio. Grazie a una complessa indagine di polizia giudiziaria ed economico-finanziaria svolta, sotto la direzione di magistrati della Procura partenopea, da militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Caserta e da personale dell’Agenzia delle Dogane di Napoli, è stato possibile individuare e ricostruire un articolato meccanismo fraudolento attraverso cui le società inserite nel circuito dell’organizzazione erano in grado di conseguire indebitamente ingenti evasioni e risparmi di imposta.

L’indagine scaturí da una verifica ai fini Iva nei confronti di una società operante nel commercio di prodotti elettronici, proseguita mediante intercettazioni sia telefoniche che ambientali furono acquisiti dati ed elementi che permettevano di accertare la commissione da parte dell’associazione composta da professionisti e consulenti contabili, imprenditori compiacenti e amministratori formali e/o teste di legno, di plurime frodi fiscali operate attraverso l’emissione e l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti, nonché l’utilizzo dello schema tipico delle cosiddette 'frodi carosello', ovvero, lo sfruttamento del sistema del "reverse charge" utilizzando delle società fittizie (cosiddette 'cartiere'), interposte all'interno di un'operazione commerciale, al fine di far sorgere un diritto (in realtà inesistente) a detrarre l'Iva sugli acquisti e far ricadere, invece, l’onere tributario sulle citate società cartiere che non versavano nulla all’erario. Venne, inoltre, rilevato il ricorso a indebite compensazioni di imposta attraverso l’utilizzo di crediti in realtà inesistenti. In tale contesto, emerse che l’organizzazione, per attribuire parvenza di regolarità contabile e fiscale alle sottostanti operazioni commerciali e finanziarie, si avvaleva dell’ausilio di consulenti fiscali e commercialisti, nonché del maresciallo della Guardia di Finanza, in congedo Luigi Cestrone.

In particolare, mentre i professionisti si occupavano di pianificare le operazioni soggettivamente e/o oggettivamente inesistenti attraverso l’utilizzo di società di comodo, il finanziere, secondo la Procura, provvedeva, insieme ad altri membri del sodalizio, sia al reclutamento delle teste di legno cui intestare fiduciariamente le società di comodo sia a tutti gli adempimenti necessari alla realizzazione delle fittizie operazioni commerciali. Grazie a tale meccanismo, le società coinvolte hanno potuto usufruire di ingenti risparmi d’imposta, realizzando proventi illeciti da evasione fiscale per oltre 20 milioni di euro.

Nel collegio difensivo sono impegnati tra gli altri gli avvocati Giuseppe Stellato, Nicola Leone, Gaetano Balice, Luigi Ferrandino, Guido Forgiuele, Alessandro Micieli, Teodoro Reppucci, Nicola Belardo, Giovanni Maria Portaro, Gianluca Bucciero.

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