Truffa alle assicurazioni: 46 a rischio processo. Coinvolti medici ed avvocati

Chiusura di indagini per la banda dei falsi incidenti: certificati falsi per ricevere i risarcimenti attraverso azioni legali

Coinvolti medici ed avvocati

Una rete di medici, avvocati e faccendieri vari messa in piedi per truffare le compagnie assicurative simulando falsi incidenti. Sono 46 le persone che rischiano di finire sotto processo a seguito della chiusura d'indagini disposta dal pubblico ministero Marina Mannu del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari: Raffaele Iannotta, 71 anni di Macerata Campania, ritenuto a capo dell'organizzazione; Maddalena Amoroso, 70 anni di Macerata Campania; Giuseppe Iannotta, 40 anni di Macerata Campania; Giovanni Iannotta, 36 anni di Macerata Campania; Gennaro Pizza, avvocato di 52 anni, di Sessa Aurunca; Rossana Miniello, avvocato di 43 anni di Mondragone; Umberto Laurenzo, medico di 63 anni di Capua; Giuseppe Caruccio, medico di 66 anni residente a Caserta; Arrigo Narducci, medico di 55 anni di San Nicola la Strada; Pierpaolo Narducci, medico di 61 anni di San Nicola la Strada; Vincenzo Iodice, medico di 63 anni di Portico di Caserta; Giovanni Iossa, medico di 70 anni di Marigliano; Francesco Mercadante, medico di 68 anni di Ischia; Maria Oneglia, 62 anni di Macerata Campania; Antonio Caiazzo, medico di 59 anni di Capua; Martino Massaro, medico di 61 anni di Macerata Campania; Vincenzo Schiavone, medico di 61 anni di Casal di Principe; Pasquale Simeone, 30 anni di Santa Maria Capua Vetere; Franco Giannetti, 38 anni di Santa Maria Capua Vetere; Gennaro D'Angelo, 41 anni di Marcianise; Domenico Matino, 50 anni di Minturno; Roberto Adelini, medico di 66 anni di Santa Maria Capua Vetere; Stefano Auletta, medico di 51 anni di Formia; Francesco Tedesco, medico di 62 anni di Maddaloni; Rosa Madonna, 38 anni di Curti; Pascal Mastroianni, 38 anni di Curti; Giuseppe Ciano, 26 anni di Portico di Caserta; Manuel Setola, 32 anni di Piombino; Federico Perillo, 51 anni di Sessa Aurunca; Alfredo Palmese, medico di 60 anni di Caserta; Vittorio Melillo, 72 anni di Castel Morrone; Antonio Loffredo, 55 anni di Mondragone; Vito Simeone, 34 anni di Sessa Aurunca; Andrea D'Amico, 40 anni di Macerata Campania; Sonia Di Matteo, 42 anni di Portico di Caserta; Gaetano Moriello, 51 anni di Marcianise; Simona Zampella, 27 anni di San Prisco; Francesco Grella, 52 anni di Minturno; Lucica Cobzaru, 48 anni di Macerata Campania; Vincenzo Carola, 60 anni di Napoli; Antonio Nespolino, 41 anni di Napoli; Sergio Lionetti, 45 anni di Campobasso; Gladys Valeria Esther Cerasoli, 39 anni di Campobasso; Belardo Costantino, 67 anni di Grumo Nevano; Francesco Delle Curti, 57 anni di Marcianise; Maddalena Russo, 49 anni di Caserrta. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Gerardo Marrocco, Nello Sgambato, Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia, Salvatore Gionti, Luca Di Caprio, Mario Corsiero, Vittorio Caputo, Gianluca Di Matteo, Federico Simoncelli, Pietro Romano, Renato Jappelli, Luigi Iannettone, Giovanni Piazza e Carmela De Lucia. 

Secondo la ricostruzione della Procura la banda avrebbe ottenuto indennizzi per falsi incidenti. L’organizzazione operava tramite varie figure, tra cui: diversi stabili referenti che impartivano direttive e raccoglievano la documentazione necessaria per avviare le pratiche di risarcimento per il tramite di studi legali, gli organizzatori dei falsi sinistri stradali che individuavano e reclutavano le parti da inserire, di volta in volta, nelle fittizie attestazioni di incidente; medici compiacenti che, in cambio di somme di danaro variabili tra i 160 e i 170 euro, redigevano e rilasciavano fittizi certificati medici di pronto soccorso, spesso a favore di soggetti che non hanno mai effettuato accesso alle strutture di pronto soccorso, o consulenze sanitarie attestanti la diagnosi e la prognosi da porre a fondamento delle istanze risarcitone; “legali patrocinatori”, ovvero professionisti legali che, nella piena consapevolezza della natura dolosa delle istanze risarcitorie, hanno adito la via giurisdizionale per persuadere le compagini assicurative della “legittimità” delle pretese.

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In alcuni casi, per rafforzare il convincimento del perito o funzionario assicurativo di turno, la documentazione prodotta veniva consolidata ed integrata attraverso consulenze (ecografie e lastre radiografiche) redatte all’uopo da sanitari e tecnici compiacenti. I fittizi sinistri venivano risarciti con un compenso variabile in proporzione all’entità delle lesioni riportate dalle “parti coinvolte” e documentate nei referti medici. Complessivamente il giro d’affari si sarebbe attestato intorno agli 800mila euro.

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