Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Mondragone

Il trucco del 'doppio passaporto' per restare in Italia: anche 100 euro per far chiudere un occhio alla Dogana

I retroscena dell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza su due fratelli

Utilizzavano il trucco del ‘doppio passaporto’, pagando anche 100 euro per far “chiudere un occhio alle dogane” per poter restare in Italia. E’ quanto emerso dall’inchiesta dei finanzieri della Compagnia di Mondragone che ha dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare emesse dall'ufficio GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura sammaritana nei confronti di due fratelli di origine moldava V. C. e A. C. ed una cittadina rumena D. B. gravemente indiziati per i reati di procurato ingresso illegale sul territorio nazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di cittadine moldave perlopiù destinate ad essere illecitamente impiegate in condizioni di sfruttamento come badanti e colf presso datori di lavoro sul territorio dell'Alta Campania e Basso Lazio.

In particolare i due fratelli moldavi procuravano ai connazionali il primo ingresso in Italia tramite la frontiera dell'area Schenghen in particolare passando per l’Ungheria, privi del visto d'ingresso motivato dall'attività lavorativa, solo muniti di visto turistico o in ingresso in esenzione dell'obbligo di visto con permanenza illecita in Italia essendo tutti passeggeri reclutati in Moldavia e destinati a diversi impieghi sul territorio italiano cui poi provvedevano gli intermediari italiani.

Poi favorivano la permanenza dei moldavi in Italia oltre il termine di 90 giorni loro consentito, essendo sprovvisti di visto per motivi lavorativi, mediante la corrutela dei doganieri ungheri e rumeni nella tratta di ritorno dall' Italia alla Moldavia grazie alla quale a fronte di un pagamento che variava in base alla permanenza illecita in Italia, non veniva apposto il timbro di interdizione  al reingresso in area Schengen che invece era da apporsi. Si occupavano poi i due fratelli C. del reingresso illegale in Italia prima del decorso del termine di permanenza obbligatoria nel paese d'origine di almeno 3 mesi dalla data di rientro in Italia tramite il meccanismo del doppio passaporto del cui funzionamento alla Dogana si facevano garanti oltre che elargire denaro.

In pratica i cittadini moldavi usciti dall'Italia vi rientravano dopo qualche giorno e prima del decorso del termine di 3 mesi di permanenza obbligatoria nel paese d'origine con divieto di rientro nell'area Schengen ed in particolare in Italia procurandosi un “doppio passaporto pulito" poiché diverso da quello con cui avevano fatto rientro nel territorio moldavo. Il costo per procurarsi il secondo passaporto variava dai 100 ai 300 euro. Muniti del secondo passaporto dove non risultavano timbri precedenti apposti alle dogane i moldavi venivano trasportati in Italia dai fratelli C. pagando una somma ulteriore alla dogana di circa 100 euro a titolo di accordo per far "chiudere un occhio" ai doganieri.

Trascorso il periodo di 3 mesi in Italia col secondo passaporto sempre grazie ai fratelli C. i cittadini moldavi rientravano in Moldavia e recuperavano il primo passaporto con cui rientrare in Italia liberamente in quanto trascorsi gli obbligatori 90 giorni di permanenza nel loro paese d'origine.

Alla permanenza illecita sul territorio nazionale pensava D. B. che ha gestito in maniera incessante l'attività di intermediazione illecita nel reclutamento e nell'impiego di manodopera poiché reimpiefava i cittadini privi di permesso di soggiorno e li impiegava presso terzi operando come una vera e propria agenzia di collocamento. D. B. è stata anche la responsabile dello sfruttamento lavorativo con approfittamento dello stato di bisogno poiché l'ingresso e la permanenza illegali erano finalizzati al reclutamento, all'impiego e allo sfruttamento della manodopera. In particolare per tale attività percepiva 300 euro per ogni lavoratore collocato. Oltre alle misure cautelari personali, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro preventivo degli illeciti profitti pari a 107.000 euro per i fratelli C. e 16.000 euro per D. B nonché il sequestro di 8 veicoli utilizzati dai fratelli moldavi per la tratta degli sfruttati dalla Moldavia all'Italia e viceversa.

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