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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Marcianise

Tre omicidi “senza vincoli”: no allo sconto di pena per il boss Belforte

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal capoclan

Tre omicidi senza “vincolo di continuazione” perché non rientranti nello stesso "unico disegno criminale". E’ questa la motivazione con cui la Cassazione ha confermato il ‘no’ che era stato già espresso dai giudici del tribunale dell’esecuzione di Bergamo sul ricorso presentato da Domenico Belforte, capoclan indiscusso dell’omonimo gruppo criminale di Marcianise, che aveva chiesto lo sconto di pena, attraverso il vincolo della continuazione, per tre omicidi commessi nella terribile faida casertana. In particolare, l’avvocato di Domenico Belforte aveva chiesto di far rientrare i delitti di Angelo e Giovanni Piccolo, oltre che quello di Pasquale Dallarino, nello stesso progetto criminale. Ipotesi avrebbe consentito al boss dei Mazzacane di avere uno sconto di pena.

Ma così non sarà. Perché la prima sezione della Corte di Cassazione, nell’ultima udienza di metà febbraio (la sentenza è stata resa nota da pochi giorni), ha confermato quanto aveva deciso il tribunale lombardo, che, nella sentenza, aveva evidenziato “che l'esame dei fatti criminosi non consenta di cogliere un collegamento qualificato, significativo dell'esistenza di un preventivo e unitario disegno criminoso delineato nei suoi tratti essenziali, tale non potendosi considerare la chiara riconducibilità degli episodi criminosi alla guerra di camorra tra il clan Belfiore-Mazzacane e il clan Piccolo”.

Aggiungendo che “i tre omicidi si inquadrano in una cornice ampia, costituita dalla lunga guerra di mafia che nel tempo ebbe un andamento altalenante per i due gruppi contrapposti a causa dell'incidenza di molteplici fattori, sia di carattere interno che esterno, come tradimenti, uccisioni, arresti, defezioni, alleanze con altri gruppi. La fluidità degli eventi emerge dall'accertamento compiuto dalle sentenze di condanne. Da queste si trae che l'omicidio di Pasquale Dallarino, pur riconducibile alla guerra di mafia, non ha un legame qualificato con gli omicidi di Angelo e Giovanni Piccolo, perché era stato preventivato molti anni prima rispetto alla sua esecuzione e perché era caratterizzato da una causale specifica di vendetta da parte di Domenico Belfiore per l'uccisione della Casella da parte del Dallarino. Gli omicidi dei fratelli Piccolo, considerato il lasso temporale intercorso tra l'uno e l'altro, non possono ritenersi oggetto di uni unico disegno criminoso”.

E’ la seconda sentenza negativa che arriva dalla Cassazione per Domenico Belforte in sei mesi. Ad ottobre, infatti, gli ermellini avevano respinto il ricorso del boss di Marcianise contro il 41 bis, il regime carcerario duro per i boss delle associazioni criminali, dopo che gli era stato prorogato.

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