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Traffico illegale di rifiuti, condanna soft per imprenditore casertano

L'autotrasportatore accusato di aver gestito i viaggi della 'monnezza' in Calabria

Quattro condanne ma con pene più miti rispetto a quelle che era state le richieste prospettate dal magistrato della Direzione distrettuale antimafia nel processo a carico di altrettante persone coinvolte in un giro illegale di rifiuti tra la Calabria e la Lombardia.

La seconda sezione del tribunale di Como ha condannato Matteo Salomone a 4 anni; Sara Costenaro ad un anno ed 8 mesi; Assunta Villano ad un anno; Marco Izzo ad un anno con sospensione condizionale della pena e non menziona della condanna nel casellario giudiziale.

Quest’ultimo, autotrasportatore di San Felice a Cancello difeso dall’avvocato Gennaro Iannotti, era stato arrestato con l’accusa di “occuparsi dei viaggi di rifiuti”. Un suo autista venne, infatti, fermato dopo aver scaricato rifiuti nella cava Parisi di Lamezia Terme. In realtà sulla carta il carico era destinato ad un impianto, ma l’autista chiese spiegazioni sulla strada per raggiungere il sito illegale. 

Al termine del dibattimento è caduta, solo per Izzo, l'accusa di associazione a delinquere e l’attività finalizzata al traffico illecito di rifiuti. La Dda aveva chiesto per l'imprenditore 3 anni di carcere, ma i giudici hanno ritenuto di dover comminare una pena di appena un anno.

Il collegio lombardo ha disposto anche il dissequestro di tutto a carico dell’imprenditore casertano, tranne il camion utilizzato per il trasporto dei rifiuti contestati e beni per 90.000. Rigettata la richiesta di confisca per equivalente

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