Traffico di rifiuti al Nord, arrestati fratelli imprenditori. Sequestrati camion e società | VIDEO

Indagati Alfredo e Antonio Massimo titolari della Infra Service. Sono 11 le persone coinvolte nell'inchiesta della Dda di Venezia

L'inchiesta dei Noe

Ci sono due fratelli imprenditori, residenti a Vitulazio e Casaluce, tra gli arrestati nell'ambito di un'operazione del Noe di Treviso, guidato dal tenente colonnello Massimo Soggiu, e accusate di traffico di rifiuti. Destinatari della misura cautelare, spiccata dai giudici del tribunale di Venezia su richiesta della locale Dda, Alfredo ed Antonio Massimo, rispettivamente direttore ed amministratore della società di trasporti Infra Service. Con loro è stato arrestato anche un dipendente della società, un autotrasportatore di nazionalità ucraina.

Complessivamente nella rete dei carabinieri del Noe sono finite 11 persone, 9 ai domiciliari e 2 destinatarie dell'obbligo di dimora. Sotto sequestro beni per oltre un milione di euro tra cui gli impianti e le sedi di tre diverse società che si occupavano della tratta dei rifiuti, 10 camion e 700mila euro ritenuti provento dell'attività illecita. 

L’indagine è stata avviata nel febbraio del 2019 ed ha avuto origine da un monitoraggio condotto in ambito nazionale dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale nell’ambito di una mirata azione di contrasto, anche in Veneto, al fenomeno degli incendi, sia di alcuni impianti formalmente autorizzati alla gestione dei rifiuti, sia di diversi capannoni industriali dismessi. Da una segnalazione dei carabinieri della Compagnia di Legnago, in provincia di Verona, che informavano il Noe di Treviso di alcuni movimenti sospetti di mezzi pesanti nei pressi di un capannone sito nella provincia veronese in disuso da anni, l’attività si è inizialmente sviluppata sotto la direzione della Procura della Repubblica scaligera per poi migrare, per la competenza dell’ipotesi di reato che si andava delineando, alla Procura Distrettuale di Venezia. 

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Attraverso l’incrocio di numerosi servizi svolti sul territorio, l’ausilio di tecnologie ed un’approfondita analisi documentale, sono stati acquisiti elementi di responsabilità nei confronti di soggetti operanti nell’ambito del trattamento e trasporto dei rifiuti i quali, previa attribuzione di falsi codici dell’Elenco Europeo Rifiuti (E.E.R.) nei formulari, avrebbero gestito illecitamente, con compiti e ruoli diversi, lo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti speciali - costituiti da rifiuti indifferenziati urbani, plastici e tessili, provenienti dalla Campania, dalla Toscana e da altre Regioni del Nord Italia - attraverso la mancata sottoposizione alle previste operazioni di trattamento/recupero e il successivo trasporto, stoccaggio e contestuale abbandono in capannoni dismessi del Veneto e dell’Emilia- Romagna. 

Nello specifico, venivano raccolti importanti elementi in ordine a ben 25 trasporti illeciti, nei quali i rifiuti risultavano sempre accettati formalmente dalla ditta che appariva come destinataria ma in realtà – nonostante le difformi attestazioni rilasciate – finivano in toto scaricati in capannoni in disuso in Veneto e in Emilia Romagna, tempestivamente sequestrati nel corso dell’attività. 

Tutti i profitti scaturiti dalle attività di traffico illecito che sarebbero state poste in essere dagli indagati appaiono fondamentalmente illeciti perché gli episodi ricostruiti nel corso dell’indagine hanno potuto evidenziare l’assenza di qualsivoglia regolarità nel modus operandi e nelle varie fasi dell’attività: il trasporto dei rifiuti su rimorchi non autorizzati e l’abbandono degli stessi in siti dismessi e privi di ogni autorizzazione, l’uso spregiudicato di formulari artefatti e di copertura per le tratte stradali percorse con l’indicazione come siti di smaltimento di sedi di società fallite o sottoposte a sequestro sono le principali condotte illecite attuate dal gruppo criminale oggetto delle indagini, che così facendo ha potuto altresì attuare prezzi assolutamente fuori dagli standard di mercato e dunque altamente vantaggiosi per i proprietari dei rifiuti. 

Complessivamente, le indagini hanno individuato elementi di responsabilità per lo smaltimento di circa 2700 tonnellate di rifiuti, per lo più rifiuti speciali che non presentano frazioni valorizzabili, destinabili pertanto solo ed esclusivamente ad un impianto di smaltimento finale quali la discarica autorizzata oppure il termovalorizzatore. Con riguardo alle ditte che appaiono maggiormente coinvolte è stato possibile calcolare un illecito profitto di oltre 700 mila euro, desunto dallo smaltimento dei rifiuti del tutto irregolare ed effettuato anche con mezzi non autorizzati. 

Oltre agli arresti ed ai sequestri sono state compiute 25 perquisizioni, di cui 6 a carico di altre ditte al momento non indagate, con sequestro di copiosa documentazione cartacea e digitale, che sarà ora vagliata dagli inquirenti.

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"Oggi abbiamo inflitto un durissimo colpo al crimine ambientale, un grande risultato che è scaturito dall'attenzione che lo Stato ha impresso negli ultimi anni al contrasto del fenomeno dei roghi dei depositi di rifiuti - è il commento del ministro dell'Ambiente Sergio Costa - Mi complimento con tutti gli uomini dei Carabinieri coinvolti e con la Procura Distrettuale Antimafia di Venezia - continua Costa - per questo importante risultato che ha permesso di dimostrare e di fermare un traffico illecito di rifiuti provenienti da varie regioni, tra cui la Campania, diretti e poi scaricati in capannoni abbandonati del Veneto e dell'Emilia Romagna per poi essere dati alle fiamme". 

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