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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Cronaca

Carico da 600 kg di cocaina dal casertano all'Australia

Castel Volturno crocevia della nuova rotta del traffico di droga dei narcos napoletani

Castel Volturno si conferma il crocevia dello spaccio internazionale di droga. Una conferma che arriva anche dall'ordinanza, firmata dal gip Linda D'Ancona, che ha portato all'arresto 28 persone tra cui "il re della cocaina" Raffaele Imperiale, di recente estradato da Dubai. 

Ci sarebbe, secondo i riscontri degli organi inquirenti, una spedizione di 600 chili di cocaina partita dal litorale casertano e poi imbarcata dal porto di Napoli, occultata in un carico di pietre, con direzione Sydney. Una nuova rotta del narcotraffico. Un affare enorme per i narcos napoletani arrestati.

In alcuni messaggi vocali Imperiale e Bruno Carbone, anche lui colpito dal provvedimento cautelare, discutono della vendita di cocaina in Australia: "Bro - dice Imperiale a Carbone - ci credi alla cosa dell'Australia? Come la vedi?". E Carbone, in un messaggio audio: "Bellissimo, bro. Niente di meno, veramente fai? Sfondiamo tutte le cose". 

Non è chiaro se l'esito della spedizione sia stato poi favorevole oppure no ma la sostanza era effettivamente stata venduta poiché gli acquirenti avevano già versato alcuni milioni di dollari australiani a titolo di anticipo.

Come detto, sono 28 gli arresti nella maxi operazione della polizia e della guardia di finanza. Le indagini hanno consentito di disvelare l’operatività di un sodalizio criminale, guidato da Imperiale e con base operativa in provincia di Napoli, dedito all’introduzione sul territorio nazionale (e all’esportazione verso altri paesi, tra cui l’Australia) di ingenti partite di cocaina. Imperiale ha fatto in modo che lo stupefacente proveniente dal Sud America, nascosto all’interno di container, raggiungesse via mare i principali scali marittimi commerciali europei grazie ad e alleanze intrecciate, a partire da gennaio 2017, con narcotrafficanti sudamericani ed europei di primissimo livello: sia colombiani delle famigerate formazioni paramilitari conosciute come clan del Golfo, sia olandesi di origine marocchina che, nel frattempo, si affermavano sulla scena tra i principali gruppi criminali nel controllo del traffico di cocaina dal Sudamerica nei porti di Rotterdam e Anversa, sia irlandesi.

Giunto sulla terra ferma, la droga veniva prelevata e trasportata su gomma da autotrasportatori compiacenti, per essere occultato all’interno di depositi, covi e nascondigli nella disponibilità dell’organizzazione, ubicati in Campania, Calabria, Emilia Romagna e Lazio. 

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