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Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Torture in carcere: "Olio bollente usato solo per cucinare gli spaghetti"

Il detenuto smentisce una sua affermazione resa in un precedente interrogatorio. Difese chiedono di annullare la testimonianza: "Ha commesso lui un reato"

"L'olio lo usammo per cucinare gli spaghetti e ce li mangiammo anche". Così il detenuto Ciro Esposito, una delle vittime dei pestaggi avvenuti il 6 aprile del 2020 al carcere di Santa Maria Capua Vetere, nel rispondere alle domande dei difensori dei 105 imputati nel maxi processo per le torture commesse in carcere. 

Esposito - che alla precedente udienza aveva dichiarato di aver riconosciuto Antonio Fullone tra i presenti durante la mattanza (circostanza poi rivelatasi non veritiera) - ha risposto alle domande dei difensori anche in merito ai fatti avvenuti il 5 aprile, il giorno prima dei pestaggi, e che giustificò la perquisizione straordinaria da parte degli agenti. 

E la questione dell'olio bollente ha tenuto banco anche nelle domande degli altri difensori. Esposito, escusso nel maggio del 2020, riferì di un detenuto che aveva minacciato gli agenti di usare olio bollente. Un'affermazione di cui oggi "non ricorda". L'avvocato De Stavola ha chiesto come mai, se quella del 5 aprile doveva essere una protesta pacifica, il detenuto abbia impedito agli agenti di entrare in sezione. "Ci eravamo presi paura, ma è vero che ho impedito ad un agente di entrare". Una circostanza che per le difese rappresenterebbe un reato e quindi Esposito avrebbe dovuto essere sentito con le garanzie di legge. 

Una questione superata dal presidente della Corte d'Assise Roberto Donatiello che ha ribadito come "l’atteggiamento del detenuto è stato più di resistenza passiva che attiva, senza condotta violenta verso gli agenti”, per cui i reati non si integrano. Si torna in aula a settembre. 

I fatti di cui al processo sono accaduti il 6 aprile del 2020 dopo che il giorno precedente ci fu una protesta dei detenuti in seguito al primo contagio Covid nel penitenziario. La reazione degli agenti fu durissima: bisognava ripristinare l'ordine adottando il "sistema Poggioreale". Circa 200 agenti entrarono in reparto per una perquisizione straordinaria. I detenuti vennero fatti uscire dalle celle e pestati con i manganelli ed umiliati. Molti vennero fatti inginocchiare in una sala dedicata alla socialità con gli agenti che di tanto in tanto li percuotevano. A qualcuno vennero tagliati i capelli e la barba. Scene da macelleria messicana riprese dalle telecamere della videosorveglianza installata in reparto che ripresero anche il pestaggio di un detenuto in carrozzina.

Tra gli avvocati che difendono i detenuti vittime delle aggressioni ci sono: Carmine D'Onofrio (tra i primi a depositare una denuncia per uno dei detenuti facendo avviare l'indagine), Mirella Baldascino, Luca Viggiano, Goffredo Grasso, Elvira Rispoli, Fabio Della Corte, Giuseppe De Lucia, Gennaro Caracciolo, Ferdinando Letizia, Marco Argirò, Pasquale Delisati, Andrea Balletta e Giovanni Plomitallo. A rappresentare l'Asl di Caserta, invece, l'avvocato Marco Alois mentre l'avvocatura dello Stato si è costituita per il Ministero della Giustizia.  Asl e Ministero della Giustizia sono stati citati anche in qualità di responsabili civili. 

Tra i difensori degli imputati sono impegnati - tra gli altri - gli avvocati Giuseppe Stellato, Mariano Omarto, Vittorio Giaquinto, Carlo De Stavola, Raffaele Costanzo, Angelo Raucci, Roberto Barbato, Dezio Ferraro, Elisabetta Carfora, Domenico Di Stasio, Valerio Stravino, Massimo Trigari, Luca Di Caprio, Mario Corsiero, Rossana Ferraro, Ernesto De Angelis, Claudio Botti, Vitale Stefanelli, Michele Spina, Fabrizio Giordano, Raffaele Russo, Valerio Alfonso Stravino, Antonio Leone, Domenico Pigrini, Ciro Balbo, Dario Mancino, Natalina Mastellone, Gabriele Piatto, Carlo De Benedictis, Rosario Avenia, Domenico Scarpone, Eduardo Razzino.

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