Cronaca

Inchiesta in carcere, il dramma dei familiari dopo i 'video delle torture'

Il racconto dei parenti dei detenuti: "Dopo la visione delle immagini non abbiamo dormito"

I familiari dei detenuti in Provincia

"Mia moglie quando ha visto quelle immagini ha iniziato a prendere psicofarmaci". Lo dice il papà di uno dei detenuti del reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere dove sono avvenuti i pestaggi il 6 aprile 2020, ora oggetto dell'inchiesta della Procura con 52 agenti colpiti da misura cautelare e sospesi. 

I familiari, che hanno partecipato alla conferenza stampa indetta dalla garante dei detenuti provinciale Emanuela Belcuore, hanno ribadito le difficoltà anche recenti, dopo le ordinanze della magistratura. "Abbiamo difficoltà con i colloqui con i nostri familiari. Criticità che ci segnalano anche gli avvocati - spiegano - Va detto che spesso troviamo agenti della penitenziaria che sono disponibili e davvero onorano la divisa che indossano. Ma quanto accaduto non è giustificabile e chi ha sbagliato deve pagare. Non è giusto". 

Dopo la pubblicazione dei video delle torture "mio figlio per la prima volta in due anni è stato sentito da una psicologa ed ha visto un'educatrice - spiega un altro - Così il reinserimento è difficile. Nonostante ci abbia detto che lui non è stato picchiato il 6 aprile dell'anno scorso quelle immagini ci hanno fatto male. Mia moglie ha iniziato a prendere psicofarmaci, non riuscivamo a dormire". 

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