Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Mattanza in carcere, 117 indagati per le torture | I NOMI

In manette anche l'ex comandante della penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere. Nel mirino due medici

Sono 117 complessivamente le persone indagate per i pestaggi dei detenuti da "macelleria messicana" all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Un numero enorme eppure 'ristretto' in quanto molti agenti provenienti da altri istituti penitenziari - Secondigliano e Bellizzi Irpino, che con quelli di Santa Maria Capua Vetere andavano a comporre il "Gruppo di Supporto agli interventi", istituto alle dipendenze del provveditore regionale per la Campania Antonio Fullone - non sono stati identificati. 

La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha invocato nel complesso 99 misure cautelari a carico degli indagati, ma il Gip ha ravvisato gravi indizi solo nei confronti di 63 disponendo misure restrizioni per 52 di loro. Sono finiti in carcere l'ispettore coordinatore del reparto Nilo Salvatore Mezzarano, insieme con gli agenti Oreste Salerno, Pasquale De Filippo, Michele Vinciguerra, Angelo Bruno, Felice Savastano ed Antonio De Domenico. Disposti i domiciliari per 18 persone: Pasquale Colucci, comandante del Nucleo Operativo di Traduzioni e Piantonamenti di Napoli Secondigliano, comandante del gruppo di "Supporto agli interventi"; dell'ex comandante della penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere Gaetano Manganelli; della commissaria capo responsabile del Reparto Nilo Anna Rita Costanzo, e ancora Salvatore Piccolo (classe '64), Giuseppe Conforti, Alessandro Biondi, Angelo Iadicicco, Vincenzo Lombardi, Francesco Vitale, Gabriele Pancaro, Fabio Ascione, Rosario Merola, Raffaele Piccolo (classe '73), Andrea Pascarella, Giuliano Zullo, Giacomo Golluccio, Claudio De Siero e Mauro Clemente Candiello. Infine il gip ha disposto l'obbligo di dimora per tre ispettori della penitenziaria in servizio a Santa Maria Capua Vetere e 23 misure interdittive della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio, tra cui quella disposta a carico del provveditore regionale Antonio Fullone. 

Tra gli indagati a piede libero figurano anche due medici dell'Asl di Caserta. Secondo l'impianto accusatorio avrebbero falsamente attribuito l'origine delle lesioni subite dai detenuti ad una 'carica di contenimento' inoltre avrebbero attestato che 14 detenuti (posti in isolamento dopo il pestaggio) fossero 'negativi' al Covid, per favorirne il trasferimento in altri penitenziari, nonostante non fossero stati praticati test diagnostici. L'anamnesi dell'assenza di sintomi si limità al fatto che i detenuti 'non tossivano'. Nelle carte dell'inchiesta anche i falsi referti a 13 agenti che riferirono di essere stati aggrediti da detenuti mentre le lesioni da loro lamentate traevano origine dalla loro stessa violenza (i calci, le ginocchiate ed i pugni ai danni dei reclusi). 


 

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