Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Torture in cella, agente scarcerato. Arrivano gli ispettori del Ministero

Il gip ha revocato la misura per Angelo Bruno e disposto l'obbligo di dimora fuori Regione. Parte l'indagine interna

Era stato riformato nel marzo 2021 dal corpo della Polizia Penitenziaria e per questo nei suoi confronti sono venute meno le esigenze cautelari, cioè il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. 

Per questo il gip Sergio Enea, all'esito dell'interrogatorio di garanzia, ha disposto la revoca della misura cautelare in carcere per l'agente Angelo Bruno, 55 anni di Capua, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulle torture ai danni dei detenuti avvenute il 6 aprile 2020 al reparto Nilo della casa circondariale "Francesco Uccella". Per Bruno è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza. Il giudice ha accolto, nonostante il parere contrario degli inquirenti, l'istanza urgente presentata da Rossana Ferraro, avvocato di Bruno, la quale aveva allegato documentazione attestante che il 55enne, nel marzo 2021, era stato riformato dal Corpo della Penitenziaria a causa di una patologia agli arti.

Intanto, sono arrivati gli ispettori inviati dal Ministero di Grazia e Giustizia al carcere di Santa Maria Capua Vetere. Lo scopo è avviare un’indagine amministrativa che faccia luce su cosa non ha funzionato nella catena di comando il 6 aprile 2020, giorno in cui si verificarono le violenze. Quel giorno il direttore Elisabetta Palmieri era assente per malattia, c’era la reggente Parenti ma dalle indagini appare che la decisione fu presa dal vertice regionale del Dap, Antonio Fullone. Gli ispettori sentiranno i funzionari in servizio, anche per capire come mai i detenuti che hanno denunciato i pestaggi e gli agenti denunciati siano rimasti per oltre un anno faccia a faccia nello stesso reparto, il Nilo, dove sono avvenute le violenze. La Ministra Marta Cartabia ha chiesto "una verifica a più ampio raggio, in sinergia con il Capo del Dap, con il Garante nazionale delle persone private della libertà e con tutte le articolazioni istituzionali, specie dopo quest’ultimo difficilissimo anno, vissuto negli istituti penitenziari con un altissimo livello di tensione".

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