Testimone di Geova muore dopo aver rifiutato una trasfusione

Il dolore misto a rabbia del medico che l'ha curata: "L'avrei salvata. Sono stato praticamente costretto ad un suicidio assistito". I figli: "Avevamo chiesto cure alternative"

Morta per aver rifiutato una trasfusione. E' quello che è accaduto ad una donna all'ospedale di Piedimonte Matese che ha rifiutato di utilizzare sangue donato per essere curato per non venir meno ai principi della sua religione, essendo testimone di Geova. Una morte che apre una lunga riflessione su un tema molto caldo in questi giorni, come quello del suicidio assistito. Ed è lo stesso medico che l'ha avuta in cura, Gianfausto Iarrobino, che, in un misto di dolore e rabbia, ha aperto una interessante riflessione: "L'avrei salvata al 100% - afferma Iarrobino, attuale consigliere comunale a Caserta - ma ha rifiutato ed è morta. I figli ed i parenti erano solidali con lei. Mi chiedo come è possibile che io, deputato per giuramento a salvare le vite umane, sia stato costretto a presenziare e garantire un suicidio assistito?".

La reazione dei figli: “Avevamo chiesto cure alternative” 

I figli della donna defunta, in serata, hanno poi deciso di replicare alle dichiarazioni di Iarrobino: “Amavamo molto nostra madre e l'abbiamo sempre ammirata per la sua fede e il suo coraggio, oltre che per l’amore che aveva per la vita. Anche per rispetto nei suoi confronti ci sentiamo obbligati a fare le seguenti precisazioni. Come testimoni di Geova amiamo moltissimo la vita. Quando nostra madre si è sentita male l’abbiamo portata subito in ospedale perché venisse curata nel modo migliore possibile. Abbiamo anche rispettato la sua decisione di non ricevere trasfusioni di sangue, consapevoli che esistono strategie mediche alternative che funzionano molto bene, anche in casi delicati. È falso pertanto che avremmo ‘sfidato la scienza’, come riportato nell’articolo. Purtroppo, quando nostra madre ha chiesto ai medici di curarla con ogni terapia possibile tranne che col sangue i medici non le hanno somministrato prontamente farmaci che innalzassero i valori dell’emoglobina. Lo hanno fatto solo due giorni dopo dietro nostra insistenza. Non hanno nemmeno fatto indagini strumentali (tranne una gastroscopia a distanza di 12 ore dal ricovero) che permettessero di trovare il luogo esatto dell’emorragia così da fermarla il prima possibile. Si sono limitati a chiedere insistentemente di praticare l’emotrasfusione. Ma a cosa sarebbe servita se il problema di fondo era la perdita di sangue? Intanto le condizioni di nostra madre peggioravano inesorabilmente. Dal momento che non era in grado di sostenere un trasferimento in un altro ospedale, abbiamo fatto in modo che i medici locali ricevessero materiale scientifico su efficaci strategie alternative alle emotrasfusioni. Tali indicazioni però sono state recepite solo parzialmente e quando ormai era troppo tardi. Capiamo la frustrazione del primario, incapace di curare la paziente con strategie cliniche alternative alle trasfusioni. Tuttavia non accettiamo i suoi insulti e le sue affermazioni palesemente false. Dire che noi figli ci saremmo “esaltati” e che avremmo accolto la morte di nostra madre “quasi con gioia” è una grave diffamazione. Riportare fuori dal loro contesto le frasi messe in grassetto nell’articolo è del tutto scorretto e irrispettoso nei nostri confronti. Paragonare infine la morte di nostra madre a un “suicidio assistito” è semplicemente falso. Ci auguriamo che questa triste vicenda faccia riflettere la direzione ospedaliera così che nessun paziente in futuro debba subire un trattamento simile a quello riservato a nostra madre”.

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Perché i testimoni di Geova non accettano le trasfusioni

C'è una forte fede dietro la scelta dei testimoni di Geova di non accettare le trasfusioni di sangue. Una questione prettamente religiosa che si basa sulle scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento ("Allo Spirito Santo e a noi è sembrato bene di non aggiungervi nessun altro peso, all'infuori di queste cose necesarie: astenersi dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, da ciò che è strangolato e dall'immoralità sessuale" è uno dei versetti citati dai seguaci di Geova per spiegare la propria scelta). Una scelta che, come si può immaginare, a volte diventa suicida, ma che per i fedeli di questa religione rappresenta il segno di massimo rispetto nei confronti di Dio "in quanto datore di vita".

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