Cronaca Santa Maria Capua Vetere

"Mo succede il terremoto", la confessione in chat dopo i pestaggi in carcere

Le preoccupazioni di Colucci e Fullone dopo il blitz dei carabinieri, la relazione sulle telecamere non funzionanti: "vediamo come la prendono"

"Mo succede il terremoto". Lo diceva Pasquale Colucci, comandante del gruppo di supporto inviato dal provveditore regionale Antonio Fullone (sospeso e per il quale la Procura ha chiesto la misura degli arresti domiciliari), commentando il blitz dei carabinieri alla casa circondariale "Francesco Uccella" di Santa Maria Capua Vetere nei giorni successivi alla mattanza del Lunedì Santo del 2020.

E' dalle chat, oltre che dalle immagini e dalle testimonianze scioccanti dei detenuti picchiati, che i carabinieri hanno raccolto la conferma delle torture inflitte ai reclusi il 6 aprile. Prima i tentativi di depistare le indagini facendo riferimento alla protesta dei detenuti del 5 aprile negli atti ma "senza far riferimento alla videosorveglianza", poi una volta compreso che i carabinieri avrebbero acquisito gli hard disk i toni diventano preoccupati: "Sarà un terremoto ... La vedo nera", commenta Colucci. Affermazioni che per il gip rappresentano una "confessione materiale delle violenze" che anche gli altri presenti in chat tra cui il provveditore Fullone avrebbero dovuto denunciare, cosa che non hanno fatto.

E allora si cerca di tamponare: "ci dobbiamo inventare altro", sottolinea Fullone. Ma la preoccupazione era tanta, al punto che vengono redatte relazioni di servizio attraverso le quali si segnala la necessità di ripristinare l'efficienza del sistema di videosorveglianza. Questo al fine di sperare che i carabinieri si affidassero a tale prova documentale, senza verificare direttamente: "Vediamo come la prendono". Ma i carabinieri non abboccano e sequestrano gli hard disk: "Pagheremo tutti, 300 agenti e una decina di funzionari", si commenta in chat. Per provare una scappatoia spuntano anche lettere di scuse da parte dei detenuti e qualcuno che prende le distanze da quelli ritenuti "rivoltosi" che "con violenza fisica e psicologia hanno costretto tutti i detenuti al barricamento". 

Intanto, sulla vicenda è intervenuta nuovamente la ministra della Giustizia Marta Cartabia. "Mi chiedo come sia possibile che siano accaduti fatti così gravi. Seguo con attenzione le vicende che meritano un approfondimento". La ministra rinnova al tempo stesso "vicinanza al personale delle carceri per il loro lavoro tanto prezioso, quanto difficile". Cartabia interviene anche sulla riforma della giustizia: "Sono disposta a cambiare tutto e cercare di avere maggiori fondi, ma non possiamo difendere lo status quo".

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