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Antonio Scialdone, Pasquale De Lucia ed il vicesindaco Francesco Petrone

Antonio Scialdone, Pasquale De Lucia ed il vicesindaco Francesco Petrone

Tangentopoli, il pentito con la 'cimice' fa infuriare il sindaco in aula

La difesa di De Lucia sostiene la scarsa credibilità di Scialdone: " E' stato condannato per calunnia"

Un controesame teso quello di Antonio Scialdone, il super testimone nel processo sulla tangentopoli sanfeliciana che vede alla sbarra l'ex sindaco Pasquale De Lucia insieme con altri amministratori, dipendenti del Comune ed imprenditori.

In primis la presunzione di innocenza dello stesso Scialdone che durante la scorsa udienza aveva ammesso di essere coinvolto solo nel processo Cub, in fase di udienza preliminare. L'avvocato di Pasquale De Lucia, Pasquale Vigliotti, ha portato in aula la condanna, passata in giudicato, per calunnia a carico di Scialdone oltre ad un altro procedimento, a Campobasso, che lo vede indagato insieme ad altre due persone per l'evasione della Ecologica Impianti (un'evasione da 2 milioni di euro) nel periodo tra il 2014 ed il 2016, proprio quello in cui la società gestiva l'appalto rifiuti a San Felice a Cancello.

Insomma la tesi difensiva è quella dello scarso credito che può vantare lo stesso Scialdone. Nel corso della sua testimonianza Scialdone ha spiegato anche le modalità con cui intercettava i politici: un registratore inserito nel portafogli. Microfono che l'ex direttore generale del Cub azionava a suo piacimento ma che non ha captato un incontro presso il bar Del Monaco con il sindaco De Lucia ed il vicesindaco Francesco Petrone, avente ad oggetto la presunta assunzione di 6 unità.

"Mi chiamò De Lucia - ha detto Scialdone - Che poi chiamò anche Petrone. Forse perchè ho cresimato il marito della sorella e ci sono rapporti personali". A questo punto il collegio presieduto dal giudice Carotenuto ha sospeso per decidere sul proseguimento del controesame di Scialdone nella prossima udienza. Una circostanza che ha fatto esplodere Pasquale De Lucia che prima ha affermato "non ce la faccio più", per i continui andirivieni da Scalea con le udienze molto ravvicinate, poi ha iniziato un battibecco con il pm Geradina Cozzolino in quanto "non sta emergendo la verità. Sto subendo un'ingiustizia assurda e non posso difendermi".

Al termine dell'udienza il Collegio giudicante ha deciso di proseguire il 6 marzo disponendo la revoca dei domiciliari a Scalea ed il rientro di De Lucia nella sua San Felice a Cancello a partire dal 5 marzo (sarà risteretto ai domiciliari presso la sua abitazione).

Nella giornata di oggi, infine, sono stati sentiti i consulenti della Procura che sono intervenuti sulle pesate della spazzatura ritenute falsate e sul fatto che la quota di organico a San Felice a Cancello era quasi doppia (circa il 79 per cento secondo quanto riferito in aula) rispetto alle altre parti d'Italia.

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