Suicidio imprenditore vittima di usura, Maglione finisce ai domiciliari

La decisione del giudice del Tribunale di Napoli che accoglie l'istanza presentata dall'avvocato difensore

Francesco Maglione fu arrestato dalla polizia

Ai domiciliari Francesco Maglione alias 'Din Don' 60enne di Villaricca domiciliato a Castel Volturno e arrestato lo scorso 19 ottobre per usura. Il gip Egle Pilla dell'Ottava Sezione del Tribunale di Napoli ha accolto l'istanza presentata dall'avvocato Ferdinando Letizia, difensore di Maglione, disponendo la detenzione domiciliare.

Francesco Maglione 'Din Don' venne tratto in arresto insieme ad altre 4 persone (Emilio Chianese 57enne di Trentola Ducenta suocero del sindaco di Aversa Alfonso Golia; Francesco Ferrara alias 'Francolone' 54enne di Villaricca; Antonio Sarracino alias 'Mezza recchia' 58enne di Villaricca; Vincenzo Barberisi 57enne di Napoli appuntato scelto dell'Arma in quiescenza) dagli agenti della squadra mobile di Napoli e del commissariato di Giugliano-Villaricca in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Ai 4 arrestati, del clan Ferrara-Cacciapuoti, vengono contestati i reati di estorsione ed usura aggravata dall'agevolazione mafiosa.

Le indagini condotte dalla polizia di Stato, col coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, partirono dal suicidio di Giuseppe Giuliani imprenditore 42enne il 28 luglio del 2018, il cui corpo venne ritrovato in un vecchio opificio dismesso in Giugliano in Campania. L'imprenditore suicida si occupava del commercio e dello smaltimento di materiali metallici. Entrato nel vortice dell'usura non resse al peso delle continue estorsioni da parte di soggetti legati al clan Ferrara-Cacciapuoti decidendo così di mettere fine alla sua vita. Gli investigatori infatti scoprirono che Giuliani avrebbe pagato somme estorsive anche per l'esecuzione di lavori di smaltimento dei veicoli del Consorzio Unico di Bacino per le province di Napoli e Caserta. Per corrispondere le richieste estorsive si sarebbe indebitato con altre persone impostegli dagli stessi uomini del clan dietro corresponsione di somme mensili con tassi usurai superiori al 15%.

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