Demansionato ed emarginato, ottiene un doppio risarcimento per ‘straining’

Dopo il Comune anche l’Inail è stata condannata a riconoscere la malattia professionale

Demansionato ed emarginato sul posto di lavoro, riesce ad ottenere un doppio risarcimento per il danno e la malattia professionale grazie al riconoscimento di quello che la Cassazione ha delineato, giuridicamente, come ‘straining’, un’azione discriminatoria compiuta da un superiore nei confronti di un subalterno, i cui effetti si prolungano nel tempo producendo stress e sofferenza psichica in chi la subisce, senza che sussistano gli elementi della vessazione e persecuzione (specifici del mobbing), elementi che quasi mai il.lavotatore riesce provare.

L'Inail condannata a pagare 7mila euro

E’ la storia di un dipendente del Comune di Cancello ed Arnone che, rappresentato dall’avvocato Domenico Carozza, aveva vinto la prima battaglia contro l’Ente riuscendo ad ottenere una somma rilevante a titolo di risarcimento danni per episodi di demansionamento ed emarginazione che gli avevano causato lesioni alla salute e che, con una ulteriore sentenza emessa dal giudice del lavoro Pellecchia del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha visto condannare anche l’Inail al risarcimento di una somma di circa 7.000 euro per la percentuale di danno biologico determinata per malattia professionale. 

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Il riconoscimento dello 'straining'

In entrambi i giudizi, le sentenze hanno aderito alle tesi dell’avvocato Domenico Carozza che, richiamando recenti Sentenze della Cassazione che hanno riconosciuto giuridicamente lo 'straining', ha sostenuto che anche autonome figure di disagio lavorativo, non necessariamente collegate tra loro da persecuzione e vessazione come nel caso del mobbing, sono rilevanti ai fini del risarcimento dei dammi e del riconoscimento della malattia professionale, le cui percentuali sono determinate dal giudice perché previste dalla legge con apposite tabelle, senza che ne fosse indispensabile  preventivamente la quantificazione da parte del lavoratore.

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