Cronaca Castel Volturno

Stesa di Ferragosto, intercettazioni inutilizzabili: 4 tornano liberi

Il Riesame annulla l'ordinanza per D'Antonio, Venosa, Castellano e Esposito De Rosa

Tornano liberi  Luigi D'Antonio, Assunta Castellano, Teresa Venosa e Lorenzo Esposito De Rosa accusati a vario titolo di tentato omicidio e detenzione e porto d'armi (D'Antonio e De Rosa) ed estorsione aggravata (Castellano e Venosa) per la 'stesa' della notte prima di Ferragosto nel 2019 a Castel Volturno e per fatti commessi a Napoli e Cardito nell'agosto 2019.

È quanto ha stabilito dalla Dodicesima Sezione del Riesame di Napoli presieduta dal giudice Francesco Cananzi (a latere Roberta Ianuario e Caramico D'Auria) che ha accolto le istanze di riesame proposte dai legali, gli avvocati Enrico Capone (D'Antonio e Castellano), Paolo Caterino (Venosa) e Rocco Maria Spina (Esposito De Rosa) annullando l'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Napoli lo scorso 17 luglio con la quale venne applicata la misura cautelare della custodia in carcere a carico degli indagati.

Era la notte tra il 13 ed il 14 agosto 2019 quando una Fiat Panda con a bordo 3 ragazzi venne accerchiata da alcuni scooter. Prima l'auto venne colpita con mazze da baseball, poi crivellata di colpi di fucile. Uno dei ragazzi a bordo, un 23enne nell'occasione venne ferito ad una spalla. La stessa sera lo stesso gruppo di ragazzi si rese protagonista di una 'stesa' all'esterno di un bar, dove vennero esplosi diversi colpi di arma da fuoco a scopo dimostrativo. Le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Caserta permisero di risalire a Luigi D'Antonio a cui venne trovato anche un fucile alterato che presentava le canne ed il calcio tagliati per agevolarne il porto ed aumentarne l'offensività. Per la detenzione dell'arma D'Antonio fu arrestato.

Poco dopo però la 'stesa' di Castel Volturno, Luigi D'Antonio insieme alla madre Assunta Castellano e l'allora fidanzata Teresa Venosa - nipote del collaboratore di giustizia Salvatore Venosa - si sarebbe reso autore di una serie di condotte estorsive consumate ai danni degli stessi complici (Felice Marella, Andrea Rosario Guida, Francesco Iorio, Giorgio Monaco, gravati anch'essi da misura restrittiva) per garantirsi il silenzio.

Avverso il titolo cautelare i difensori hanno eccepito l'inutilizzabilità delle intercettazioni d'urgenza in difetto dei presupposti legittimanti chiedendo l'annullamento dell'ordinanza per carenza di gravità indiziaria o di esigenze cautelari. Richieste accolte dal Riesame partenopeo che ha disposto l'annullamento dell'ordinanza impositiva della misura cautelare nei confronti dei ricorrenti ordinandone l'immediata scarcerazione.

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