Migrante sparato al grido "Salvini, Salvini", l'amico della vittima: "Ora ho paura"

La testimonianza di Sekou. Il mediatore: "Clima di razzismo, potevo esserci io al suo posto"

Il mediatore Mamadou Koussi con il giovane Daby

"Sono confuso, adesso ho paura". Sono queste le uniche parole pronunciate da Sekou, un ragazzone di 33 anni del Mali che la sera dell'11 giugno scorso si trovava con il suo amico Daby, ferito da un pallino esploso da una pistola ad aria compressa. 

Sekou non parla bene in italiano. "Je parle francais", dice. Ma basta un piccolo sforzo per potersi comprendere e si capisce il senso di spaesamento dopo l'episodio di una settimana fa. Lui scappato dalla guerra e che si vede sparare addosso in Italia, a Caserta, dove credeva di essere al sicuro. Da quel poco di italiano che parla racconta la sua versione. "Stavamo tornando a casa, Daby a Caserta ed io a San Nicola la Strada. Si è avvicinata un'auto ed ha gridato Salvini, Salvini". Poi gli spari.

Episodio condannato anche da Mamadou Koussi, mediatore linguistico del progetto Sprar e da 11 anni a Caserta. "C'è un clima di razzismo che preoccupa - spiega - Al posto di Daby potevo esserci io o un altro di noi. L'odio non va alimentato e serve che tutti, italiani e migranti, siano uniti per combatterlo. Io sono un cittadino attivo, dò ripetizioni di inglese e francese ai bambini italiani, svolgiamo il servizio piedibus. Un programma che rappresenta uno scambio per non avere paura delle persone di colore diverso. Noi migranti dobbiamo dare una percezione diversa dando il nostro contributo".

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