"Ti vengo a sparare" ma per il giudice non è una minaccia

La Cassazione accoglie il ricorso della Procura e dispone un nuovo processo per due persone

Le minacce al telefono

"Ricordati che ti vengo a sparare". Questa la frase proferita da due persone di Castel Campagnano nei confronti della vittima che il giudice di Pace di Piedimonte Matese non ha ritenuto "minatorie". 

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pm del tribunale di Santa maria Capua Vetere e disposto un nuovo processo per i due imputati che erano stati assolti. Per gli ermellini il giudice di prima istanza avrebbe pronunciato una sentenza assolutoria incoerente nelle sue motivazioni. 

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"I due imputati hanno prospettato l'impiego da parte loro di armi da fuoco per attentare alla vita o almeno all'incolumità personale del loro interlocutore, cosicché tali frasi, per il loro contenuto, hanno un'evidente valenza minatoria". Le minacce riferite si inseriscono in un rapporto teso tra le parti legato a debiti da parte dei due imputati per questioni lavorative. 

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