menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Robert Fargnoli

Robert Fargnoli

Droga in stile "Gomorra", gli avvocati provano a smontare le accuse

In nove rischiano oltre un secolo di carcere: lo spaccio nelle palazzine popolari

Sentenza a marzo per il gruppo di 9 persone accusate a vario titolo di spaccio di sostanze stupefacenti nelle palazzine popolari di Alife.

Nel corso dell'ultima udienza ha discusso l'avvocato Giuseppe De Lucia che difende quasi tutti gli imputati. Nel corso della sua lunga arringa De Lucia ha provato a smontare le accuse sottolineando diverse eccezioni sui testimoni confluiti nel processo. A margine il legale ha invocato l'assoluzione per tutti i suoi assistiti, in subordine da un lato di applicare il principio del ne bis in idem per Robert Fargnoli e dall'altro di riqualificare i fatti con l'ipotesi di spaccio lieve. Adesso si attende solo la sentenza dei giudici. Tra i difensori anche gli avvocati Basile ed Angelo Raucci.

Nel corso della sua requisitoria il pm aveva invocato oltre un secolo di carcere per i 9 imputati a processo con rito abbreviato. Il pm ha chiesto: 18 anni ciascuno per Robert Fargnoli e sua moglie Maria Assunta Di Chello; 12 anni a testa per Robert Junior Fargnoli, Maurizio Nardelli, Cristian Nardelli e Raffaele Riccardo, quest'ultimo di Frignano, ritenuto essere il canale di rifornimento della droga. Otto anni sono stati chiesto per Giuseppina Teti mentre 7 anni e 4 mesi è stata la richiesta per Filomena Marcello e Loredanda Lombardi.

L'indagine aveva permesso di smantellare una piazza di spaccio ad Alife, presso la palazzina delle case popolari occupata dai Fragnoli, con tanto di telecamere in pieno stile "Gomorra". Qui Robert Fargnoli, che si era ribattezzato "Genny Savastano", e sua moglie Di Chello continuavano a svolgere traffici di sostanze stupefacenti seppur sottoposti al regime degli arresti domiciliari per precedenti delitti specifici, era sempre garantita la presenza di uno dei componenti della famiglia che poteva soddisfare le notevoli richieste di stupefacenti avanzate dagli acquirenti, i quali solitamente risultavano essere già noti tossicodipendenti. Nella medesima abitazione veniva anche effettuata la preparazione del crack, mediante un processo di lavorazione della cocaina.

Ad occuparsi dello spaccio al dettaglio, invece, Maurizio Nardelli, Robert Junior Fargnoli, Cristian Nardelli, Loredana Lombardi, Giuseppina Teti, Filomena Marcello e due minorenni, tutti incaricati di ricevere le direttive dai dirigenti della struttura, di occuparsi del trasporto delle sostanze stupefacenti e di procedere alle cessioni al dettaglio. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Campania verso la zona arancione. “Al 90% sarà così”

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

CasertaNews è in caricamento