Linguaggio in codice e niente droga ai pregiudicati: così i pusher volevano evitare guai

Altri cinque indagati a piede libero nell’indagine dei carabinieri

(foto di repertorio)

Erano un’associazione a delinquere che agiva in maniera davvero ‘meticolosa’. Oltre ad allestire, un vero e proprio bunker (dotato di sistema di videosorveglianza per verificare eventuali controlli delle forze dell’ordine), in un’abitazione sita in località Valle Chiarelle a San Potito Sannitico, che fungeva da centrale dello spaccio per l’intero gruppo criminale, si preoccupavano che la vendita dello stupefacente avvenisse in maniera quanto meno rischiosa possibile.

È quanto emerso dalla complessa indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Piedimonte Matese, conclusasi in mattinata con l’esecuzione della misura cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Dda, nei confronti di Valerio Cappello (45 anni), Silveria Luciani (42 anni), Salvatore Caravella (31 anni), Marco Ricigliano (42 anni) e Giovanni Cappello (24 anni), tutti originari di Piedimonte Matese, ritenuti responsabili di “associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”.

Gli incontri e le cessioni di droga venivano concordate attraverso delle telefonate, durante le quali i pusher, per evitare guai, con un linguaggio in codice si assicuravano che i clienti non fossero pregiudicati. La vendita al dettaglio veniva effettuata anche in luoghi convenzionali ed isolati, ben conosciuti alla clientela, quasi tutti studenti ed operai, che acquistavano la sostanza stupefacente per consumo personale o di gruppo. Lo spaccio si verificava in maniera discreta e veloce in luoghi abitudinari dei comuni di San Potito Sannitico, Piedimonte Matese, Gioia Sannitica, Sant’Angelo di Alife, Alvignano e Dragoni.

L’indagine dei carabinieri, avviata nel mese di luglio del 2016, ha visto coinvolti in totale 10 soggetti. Oltre alle 5 misure cautelari in carcere eseguite questa mattina, infatti, gli accertamenti svolti in fase di indagine hanno portato all’arresto di altri 2 soggetti (di cui uno dei corrieri del fornitore di “fiducia” Marco Ricigliano) e al coinvolgimento di altre 3 persone indagate a piede libero (per le quali il quadro indiziario non ha raggiunto la misura cautelare).

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