Spaccio di droga sull'Appia: 11 condanne in Appello

La sentenza pronunciata lo stesso giorno di quella di primo grado. Inflitti oltre 70 anni di carcere complessivamente

Erano accusati di spaccio di droga

Undici condanne in Appello per la rete di spacciatori dell'Appia, con le piazze operanti tra Santa Maria Capua Vetere e San Prisco. 

Una sentenza che arriva ad un anno esatto da quella di primo grado, pronunciata l'8 luglio 2019. La seconda sezione della Corte partenopea ha rideterminato la pena nei confronti di ben 8 imputati, a cui sono state concesse le attenuanti generiche e riconosciuta la continuazione con altre sentenze, ed inflitto: 8 anni per Giovanni Cestrone, 25 anni di San Prisco e figlio dell'indimenticato custode della Reggia di Carditello; 4 anni e 6 mesi per Maria Cristillo, 43 anni di Santa Maria Capua Vetere; 3 anni per Francesco Dell'Imperio, 32 anni di Frignano; 5 anni e 2 mesi in continuazione per Pasquale Farina, alias Pagliarone 24 anni di San Prisco; 3 anni e 4 mesi per Domenico Funiciello, 28 anni di Santa Maria Capua Vetere; 7 anni e 6 mesi in continuazione per Vincenzo Mauro, 30 anni di San Prisco; 6 anni per Marcello Bentenuto Paolella, 42 anni di Santa Maria Capua Vetere; 5 anni e 4 mesi per Pasquale Regino, 37 anni di Frattaminore, ritenuto a capo dell'associazione. Confermata la sentenza di primo grado pronunciata dal gup Romano per gli altri tre imputati: 5 anni e 4 mesi per Paolo Buono, 29 anni di Santa Maria Capua Vetere; 14 anni e 5 mesi per Tommaso D'Angelo, 48 anni di San Prisco ritenuto tra i promotori dell'associazione; 6 anni e 10 mesi per Dario Mingione, 29 anni di Santa Maria Capua Vetere. Nel collegio difensivo sono stati impegnati gli avvocati Nello Sgambato, Mirella Baldascino, Giuseppe Stellato, Francesco Nacca e Domenico Pigrini.

L'indagine, condotta dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere tra ottobre 2015 ed aprile 2016, aveva permesso di fare luce su un'associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti - hashish e cocaina - operante tra San Prisco e paesi limitrofi. Secondo quanto accertato dagli inquirenti la piazza di spaccio era all'esterno di un bar sull'Appia dove i pusher della rete davano appuntamento ai loro clienti per consegnare la droga. Dalle intercettazioni è emerso anche come gli spacciatori utilizzassero un linguaggio criptico che è stato decifrato dagli inquirenti. Caffè, vongole, macchina bianca o marrone erano tra gli alias più utilizzati per indicare la droga. 

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