Cronaca Casapesenna

Soldi di Zagaria, la Procura: "Condannate Inquieto". Pentiti nel mirino della difesa

Il Procuratore Generale ha invocato la conferma della pena a 16 anni inflitta in primo grado. Una nuova perizia patrimoniale arma le arringhe degli avvocati

La Procura Generale d'Appello chiede la conferma della condanna a 16 anni per l'imprenditore Nicola Inquieto, accusato di aver investito nella sua impresa edile in Romania i capitali del capoclan Michele Zagaria

E' quanto accaduto nel corso del processo celebrato dinanzi alla Corte d'Appello di Napoli a carico di Inquieto. Nel corso dell'udienza, conclusasi solo nel tardo pomeriggio, si è assistito anche all'arringa dell'avvocato Giuseppe Stellato che, insieme agli avvocati Nicola Marino e Sergio Cola, difende l'imprenditore. Nel corso della discussione il legale ha sottolineato l'inattendibilità dei collaboratori di giustizia, che non hanno saputo riferire in merito ai presunti flussi in entrata ed in uscita del denaro del clan, oltre a richiamare la nuova perizia disposta sul materiale contabile da cui, ad avviso della difesa, non emergerebbe l'investimento di capitali di provenienza illecita da parte di Inquieto. Il processo riprenderà a fine mese con la conclusione delle arringhe e la sentenza. 

Per l'accusa Inquieto avrebbe partecipato al 'business' dei Casalesi fino al 2016. Le indagini su Nicola Inquieto hanno consentito di individuare un imponente patrimonio societario ed immobiliare in Romania, tra imprese di costruzione, centri benessere, varie centinaia di appartamenti già ultimati o in costruzione. Tutto realizzato, secondo l'ipotesi della Procura Antimafia, con i capitali di Michele Zagaria a cui la famiglia Inquieto era particolarmente legata.

Poco prima di Natale suo fratello, Vincenzo Inquieto, proprietario della casa in via Mascagni a Casapesenna dove venne arrestato il boss Zagaria nel dicembre 2011, è stato assolto dall'accusa di aver fatto parte del sodalizio camorristico. Un altro fratello, Giuseppe, anche lui accusato di associazione di stampo mafioso e riciclaggio, era stato scagionato dalle accuse nel marzo del 2019.

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