Soldi ai privati per l'emergenza Covid: Finanza indaga su danno da 20 milioni di euro

Le Fiamme Gialle scavano sull'accordo tra Regione e strutture sanitarie. Dure reazioni di Ciarambino e Caldoro

Documenti al setaccio della finanza

Un possibile danno erariale da 20 milioni di euro. E' quello su cui sta indagando la Guardia di Finanza che sta passando al setaccio la documentazione sull'accordo tra la Regione Campania e 56 strutture sanitarie private, tra cui anche due cliniche del casertano, per poter usufruire di posti letto aggiuntivi durante l'emergenza Covid-19. 

A riferire dell'inchiesta, su cui dovrà esprimersi la procura regionale della Conte dei Conti, è Repubblica. In particolare le fiamme gialle si sono soffermate su di una norma – ridimensionata dopo le prime settimane – che prevedeva di pagare "il 95 per cento del budget mensile assegnato ogni anno alle singole cliniche a prescindere dal valore reale della produzione", ovvero avrebbe permesso introiti ai privati anche in assenza di posti letto realmente utilizzati.

La questione era già stata al centro di recenti esposti di Cgil e del M5S. Grazie alla legislazione d'emergenza i privati hanno di fatto potuto "vendere" alla sanità pubblica prestazioni volte a fronteggiare l'eventuale necessità di svuotare i reparti di terapia intensiva e sub intensiva degli ospedali. Il tutto doveva però avvenire nell'ambito di specifiche condizioni contrattuali, per gli inquirenti in realtà interpretate in Campania "in modo strumentale", così da far arrivare soldi ai privati anche soltanto per la disponibilità dei posti letto.

Le reazioni

Dure le reazioni di Valeria Ciarambino e Stefano Caldoro, rispettivamente candidati alla Regione per il Movimento 5 Stelle e per il Centrodestra.

"Per due mesi, prima che intervenisse la Guardia di Finanza dopo il mio esposto – sono state le parole di Ciarambino – la Regione Campania avrebbe pagato indebitamente cliniche private per prestazioni mai fornite e posti letto mai occupati. Venti milioni di euro dei cittadini della Campania sarebbero stati letteralmente regalati ai privati, a chiusura di un ciclo di dieci anni in cui la sanità regionale, con Caldoro prima e De Luca poi, è stata usata come vero e proprio bancomat della politica".

"L'inchiesta – sostiene Valeria Ciarambino – conferma che avevo ragione quando ho denunciato che l'accordo con l'Aiop, oltre che inutile, contravveniva palesemente alle disposizioni del governo. Un accordo dal sapore elettorale nel passaggio in cui si stabiliva che per l'eventuale conguaglio dare-avere se ne sarebbe parlato nel 2022. Nelle ultime sedute di question time di questa legislatura ho presentato un'interrogazione, a cui ho fatto seguire anche una richiesta di accesso agli atti, con la quale chiedevo alla giunta di sapere rispetto ai 243 pazienti ricoverati a quella data in Campania, che registrava un tasso di ospedalizzazione che stranamente si attestava a circa il doppio della media italiana, quanti fossero ricoverati presso le cliniche private e per quale motivo, vista la grande disponibilità di posti letto negli ospedali pubblici. Interrogazione a cui non ho mai ricevuto risposta e che è stata puntualmente rinviata per ben tre volte". Ciarambino infine annuncia che invierà la documentazione di cui dispone "in allegato a un nuovo esposto alla Corte dei Conti. Se non hanno voluto rispondere a me, non potranno esimersi dal farlo ai magistrati".

Caldoro ha affidato invece a Twitter il suo pensiero. "Sprechi Covid – il suo tweet – c'è un unico mandante dietro gli accertamenti della giustizia penale e contabile. Lo stesso che prima ordina e poi scarica le responsabilità su meri esecutori amministrativi. Vecchia pratica comunista".

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