Soldi della droga non versati al clan, Letizia: "Feci intervenire i Casalesi"

Le rivelazioni del pentito nel processo Unrra Casas: "La cocaina acquistata a Caivano col sistema del cavallo di ritorno"

Primo Letizia ed Aniello Bruno

Ha fatto intervenire i suoi amici Casalesi su Aniello Bruno dopo gli ammanchi dei proventi dello spaccio di droga nella cassa del clan Piccolo-Letizia. Lo ha riferito il neo collaboratore di giustizia Primo Letizia agli organi inquirenti. Il verbale del pentito è finito agli atti del processo in Appello a carico di 24 persone sul business della droga nelle palazzine Unrra Casas di Marcianise.

La cocaina comprata col "cavallo di ritorno"

Letizia ha raccontato degli approvvigionamenti degli stupefacenti a Caivano e del ruolo di Bruno nello spaccio. "Decidemmo di dare vita ad una attività di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, attività che Aniello Bruno già svolgeva prima della mia scarcerazione", avvenuta nel 2013. La cocaina veniva acquistata a "48-50 euro al grammo" e veniva pagata "con il sistema del 'cavallo di ritorno'. La droga l'avremmo pagata solo dopo essere riusciti a rivenderla", ha detto ancora Letizia.

La cassa del clan

"Sin dall'inizio - prosegue il collaboratore - fu Bruno che gestiva i proventi dell'attività di spaccio e poi consegnava a me settimanalmente la somma che rimaneva sottraendo i costi e i proventi che manteneva lo stesso Bruno come sua quota. Io dall'inizio ricevetti 6/800 euro a settimana da Aniello Bruno". 

L'intervento dei Casalesi

Il business cresceva ma la somma versata nelle casse del clan restò uguale. "Mi accorsi - ha detto Primo Letizia - che dopo poco tempo Aniello Bruno si comprò una nuova autovettura, in particolare una Fiat 500 nuovo tipo e inoltre si aprì una pizzeria a Capodrise. Pertanto capii che Bruno manteneva per sé gran parte degli utili di tale attività illecita senza versarli nelle casse del clan. Io insieme ai miei amici Casalesi mi recali presso l'abitazione di Bruno nelle palazzine popolari Urrass di Marcianise e contestai a Bruno ciò di cui mi ero accorto". Bruno non negò la circostanza ma "mi disse che siccome aveva avuto una condanna definitiva aveva pensato bene di procurarsi una riserva di soldi per sè e la sua famiglia da utilizzare quando sarebbe stato detenuto. Io gli risposi che da quel momento lui non avrebbe più gestito il traffico di droga". 

Il processo

Il verbale, reso nel corso di un interrogatorio all'inizio di febbraio, è finito nel fascicolo del processo in cui è imputato Bruno insieme ad una ventina di imputati, già condannati in primo grado e per i quali è cominciato il processo in Appello.  Il processo riguarda l'indagine "Unrra Casas" che ha fatto luce sul dilagante fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti nei comuni di Marcianise, Capodrise e Maddaloni e di accertare la commissione di plurime cessioni di sostanza stupefacente, reati aggravati dal fatto che sono stati commessi per agevolare le organizzazioni camorristiche denominate "Belforte" e "Piccolo- Letizia". Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Nello Sgambato, Fabio Della Corte, Nicola Musone, Federico Simoncelli, Angelo Raucci, Franco Liguori, Dezio Ferraro, Mirella Baldascino, Giuseppe Foglia, Mauro Valentino, Alessandro Diana, Mario Mangazzo, Pasquale Delisati.

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