Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Sindaco, commissione e dirigenti corrotti: ricostruito il "Sistema La Regina"

Su Palazzo Teti fu versata una quota a Di Muro per l'appalto. Il pm "distrugge" la gola profonda che ha negato tutto in aula

Biagio Maria Di Muro e Guglielmo La Regina

Sui lavori per la ristrutturazione di Palazzo Teti-Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere ci fu un accordo corruttivo. Questa la conclusione a cui è giunto il pubblico ministero della Dda Alessandro D'Alessio che ha invocato 8 anni a testa per il progettista napoletano Guglielmo La Regina e per l'ex sindaco della città del foro Biagio Maria Di Muro, 6 anni per Vincenzo Manocchio, componente della commissione di gara, e 5 anni per il capo dell'ufficio tecnico Roberto Di Tommaso

Il pubblico ministero ha ripercorso l'intera vicenda raccontando la copiosa attività di intercettazione che ha visto protagonisti gli imputati e finita agli atti dell'inchiesta della Procura Antimafia. "Per Palazzo Teti si sviluppa in maniera lineare il sistema La Regina: ci sono imprenditori che pagano tangenti ed ottenevano appalti corrompendo la commissione di gara e le pubbliche amministrazioni". I registi di questo sistema sono stati "Loredana Di Giovanni (la gola profonda dell'inchiesta nda) e Guglielmo La Regina".

Secondo il pm D'Alessio "dalle intercettazioni questo patto corruttivo emerge in maniera esplicita quando si fa riferimento a percentuali da dare al sindaco Di Muro ma anche soldi al professore Manocchio". In questo contesto si muovono "persone senza un ruolo apparente come Loredana Di Giovanni, la faccendiera che corrompe, ed Alessandro Zagaria, il garante del clan dei Casalesi". Di Giovanni che per il pm ha "un rapporto ingiustificato con Di Muro". 

Un rapporto che emerge, almeno nel materiale captato dalle forze dell'ordine, "quando la gara subisce rallentamenti per la vicenda del Durc. Di Giovanni prende le parti di Di Muro, che doveva avere la sua quota, mentre La Regina quelle dell'impresa" che deve cominciare a pagare i componenti della commissione senza avere, di fatto, nulla di concreto tra le mani.

"C'è qualcuno che si è messo in mezzo", sbotta La Regina nelle intercettazioni. Quel qualcuno è Roberto Di Tommaso che per il pm "sa tutto. E' lui a nominare i componenti della commissione". La partecipazione del dirigente dell'ufficio tecnico emerge anche dalla risposta che la Di Giovanni dà al progettista: "Chi ti ha fatto mettere la commissione, sennò come vincevi?". Passaggi che per il pm sono "la dimostrazione del patto corruttivo".

In questo contesto da terra di mezzo si muove Alessandro Zagaria che, per il pm, "partecipa alla corruzione". "Non si comporta come un amico di Di Muro: sono soci in affari - ha detto il pm - L'accordo con il sindaco è stato fatto da Alessandro Zagaria che sollecita Di Muro ad offrire certezze alla ditta. I soldi inoltre vengono consegnati dalla Di Giovanni ad Alessandro Zagaria".

Siamo nel marzo del 2015 ed a quell'incontro ci sono i militari della guardia di finanza che monitorano tutto. Soldi che poi "sono stati consegnati a Di Muro nel mese di maggio. In un'intercettazione ambientale si sente il sindaco che teme di essere visto con Alessandro Zagaria: questo ci ha dato il sentore che qualcosa non andasse".

Infine il pm D'Alessio ha parlato anche delle dichiarazioni rese in aula dalla supertestimone Di Giovanni che, di fatto, ha sostenuto di aver millantato le conoscenze con i sindaci per "intascarsi i soldi". "E' una sceneggiatura da film di serie B - ha chiosato D'Alessio - Di Giovanni è amica di La Regina e quest'ultimo ha rapporti con il Comune. Difficile credere che abbia millantato per truffare La Regina che la definisce come una di famiglia. Le sue dichiarazioni alla luce delle intercettazioni sono da ritenersi del tutto illogiche".  

Il processo è stato rinviato per le discussioni dei difensori degli imputati. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Umberto Pappadia, Renato Jappelli, Giovanni Cantelli, Garofalo e Abet. 

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