28 INDAGATI Il "sistema" Corvino: medici compiacenti e funzionari Asl corrotti

L'inchiesta "Minerva" sulle truffe al Sistema Sanitario Nazionale: 17 colpiti da misura cautelare. I rimborsi usati per comprare voti

La conferenza stampa in Procura

Corruzione, truffa ai danni del Sistema Sanitario Nazionale, voto di scambio, prima per le elezioni Regionali del 2015 poi per le amministrative di Caserta del 2016. Sono 28 complessivamente le persone coinvolte nella maxi inchiesta "Minerva", condotta dai Nas di Caserta, guidati dal colonnello Vincenzo Maresca, e coordinata dalla Seconda Sezione Criminalità Economica della Procura di Santa Maria Capua Vetere, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio D’Amato, oggi al Csm, e dal pm Orso.

L'inchiesta "Minerva"

Le indagini hanno fatto emergere uno spaccato inquietante fatto di medici compiacenti, funzionari dell'Asl corrotti e false ricette per incassare i rimborsi da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Fulcro del sistema criminale erano i centri di analisi riferibili a Pasquale Corvino, ex vicesindaco di Caserta ed ex presidente della Casertana, ritenuto dagli inquirenti il promotore del sodalizio criminale. A far accendere i riflettori è stato un medico di Castel Volturno, deceduto nel corso delle indagini, già coinvolto nello scandalo delle ricette "false" per far ottenere il rimborso delle impegnative mediche alla ex farmacia "Cristinziano" di Castel Volturno (per la quale c'è un processo pendente).  Il professionista aveva generato una spesa farmaceutica di 808 euro, oltre 4 volte quella della media aziendale di appena 167 euro. Da lì è stata smascherata la truffa.

Il ruolo dei medici

Da una parte le ricette false venivano compilate, stesso presso i centri Minerva, su ricettari in bianco risultati rubati presso l'Asl Napoli 2, con le prestazioni sanitarie intestate a pazienti inconsapevoli o deceduti. Dall'altro c'erano i medici Domenico Barbato, di San Nicola la Strada con studio ad Alife, Francesco Riccio, di Alvignano con studio a Piana di Monte Verna, e Emilio Pardi Merola, di Santa Maria Capua Vetere e con studio nella città del foro, che erano compiacenti nel redarre le ricette mediche per esami clinici e strumentali presso i centri Minerva - riconducibili a Corvino - per i quali veniva chiesto poi il rimborso.

I funzionari Asl a libro paga

A quel punto le ricette venivano presentate all'Asl di Caserta dove entravano in gioco due funzionari: Maurizio Martucci, 59 anni di Santa Maria Capua Vetere, e Leone Albalonga, 63 anni di Curti, entrambi finiti in carcere. I funzionari avrebbero ricevuto somme di denaro da Corvino ed i suoi sodali per evitare da un lato le lungaggini burocratiche e dall'altro omettendo di decurtare parte dei rimborsi, per i quali c'era stato il superamento dei tetti di spesa. Ed il sistema funzionava al punto da essere utilizzato anche per favorire un altro centro medico, quello di Pasquale Piccirillo, dentista recalese ed editore, anche lui finito in carcere. 

La rete dei faccendieri

A fare da trait d'union tra centri d'analisi, medici e funzionari dell'Asl c'era una rete di faccendieri e procacciatori di ricette, tutti a libro paga di Corvino, secondo quanto riferito dagli inquirenti coordinati dalla Procura guidata da Maria Antonietta Troncone. Si tratta di Pietro Schiavone, uomo di fiducia proprio di Pasquale Corvino, finito in carcere; di sua moglie Rosaria Capparelli, di Raffaela De Sivo, 32 anni di Marcianise; Laura Iuliano, 38 anni di Caserta; Domenico Marrone, 44 anni di Caserta; Costantino Cantelli, 40 anni di Caserta; Franco Mottola, 55 anni di Napoli; oltre ai procacciatori di ricette Vincenzo Petriccione, 39 anni di Aversa; Francesco Russo, 53 anni di Casal di Principe; Anna Sciortino, 39 anni di Napoli (tutti finiti ai domiciliari). La preoccupazione dei faccendieri era principalmente quella di far quadrare i conti e procacciarsi quante più ricette possibile, oltre a fornire indicazioni ai medici compiacenti circa la natura delle prestazioni fittizie da eseguire. "Una ricerca costante e spasmodica di ricette", ha spiegato il pubblico ministero Orso nel corso della conferenza stampa in Procura. 

Il voto di scambio

Infine la contestazione del voto di scambio per le regionali del 2015, in cui era candidato Pasquale Corvino, e per le amministrative del 2016 a Caserta, in cui era candidata sua sorella Maddalena, poi eletta ed ex assessore nella giunta di Carlo Marino (non indagato ed estraneo ai fatti). Secondo gli inquirenti il tetto da raggiungere nei periodi elettorali era più alto con la ricerca di ricette che si faceva addirittura frenetica. Per la Procura i soldi ottenuti dai rimborsi delle false ricette  sarebbero stati utilizzati per comprare i voti per le elezioni. 

AGGIORNAMENTO 28 OTTOBRE 2020. L’avvocato Vincenzo De Blasio comunica che il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura, ha disposto l’archiviazione della posizione di Laura Iuliano, che era stata coinvolta nell’inchiesta sul centro Minerva di Caserta. Il pubblico ministero ha sottolineato che “con riferimento alla posizione di Laura Iuliano, il quale probatorio a suo carico risulta grandemente ridimensionato alla luca sia dell’interrogatorio di garanzia dell’indagata che dagli approfondimenti investigativi sopravvenuti alla emissioni della ordinanza cautelare, dai quali non è emersa una consapevole partecipazione alla realizzazione dei reati contestati”.

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