Cronaca

Sindaco ucciso e bruciato in auto, il dirigente si difende

Esposito Acanfora prende la parola nel processo d'Appello: "Non ho commesso questo delitto"

L'ex sindaco Giovanni Piscitelli

"Non ho commesso questo delitto". E' stato lapidario nel ribadire ai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Napoli la propria estraneità ai fatti Pietro Esposito Acanfora, l'ex dirigente dell'ufficio tecnico accusato dell'omicidio del sindaco di Cervino Giovanni Piscitelli, ucciso e bruciato vivo nel 2008.

Acanfora, assolto in primo grado, è stato ascoltato stamattina dai giudici d'Appello rispondendo alle domande e ribadendo, sostanzialmente, quanto riferito nel corso dell'interrogatorio di garanzia svolto all'epoca. Un racconto apparentemente coerente se si esclude qualche leggera discrasia con altre testimonianze come quella del meccanico che ha riferito di aver prelevato l'auto di Acanfora il giorno del funerale del sindaco e da lì non si sarebbe più mossa fino alla demolizione, mentre Acanfora sposta in avanti di un giorno questo accadimento.

L'esame dell'imputato, di fatto, ha chiuso il processo "bis". Si torna in aula alla fine di ottobre quando il procuratore generale prenderà la parola per formulare le proprie richieste. In quella data discuterà anche l'avvocato Renato Jappelli. All'inizio di novembre, invece, toccherà agli altri avvocati di parte civile: Raffaele Carfora, Carlo Madonna e Giovanni De Lucia. A metà dello stesso mese sono previste le arringhe dei difensori di Acanfora, gli avvocati Carlo De Stavola e Rocco Trombetti. 

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