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Domenica, 27 Novembre 2022
Cronaca Trentola-Ducenta

Avvocato "regala" le escort al giudice per pilotare le sentenze, condannati

La Cassazione conferma il maxi risarcimento nei confronti della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Giustizia

Sesso e corruzione negli uffici giudiziari. Per questo motivo un giudice di pace, dell'ufficio di Trentola Ducenta, ed un avvocato sono stati condannati a risarcire la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministro della Giustizia a cui dovranno versare la somma di 50mila euro ciascuno.

La Corte di Cassazione ha confermato le statuizioni civili disposte dalla Corte d'Appello di Roma che lo scorso 17 gennaio aveva sancito l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione dando, però, conferma, nelle motivazioni della sentenza, di quanto appurato nel primo grado di giudizio (conclusosi con la condanna dei due) e condannandoli, quindi, al pagamento del risarcimento in favore delle parti civili, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero della Giustizia.

I fatti sono risalenti al 2005 quando l'avvocato Umberto D.T., 59enne di Frignano, avrebbe corrotto Nicola G., 58enne di San Marcellino, giudice di pace e coordinatore dell'ufficio di Trentola Ducenta, con pasti al ristorante nonchè con incontri sessuali con escort, al cui pagamento provvedeva il professionista. Prestazioni che sono state "donate" in cambio di provvedimenti giudiziari favorevoli agli interessi dell'avvocato.

Secondo la Suprema Corte la Presidenza del Consiglio ed il Ministero della Giustizia erano legittimati a costituirsi parte civile. Un diritto che "spetta non solo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, soggetto rappresentativo della sintesi politica e di governo dello Stato-comunità e quindi portatore dell'interesse della collettività all'esercizio imparziale ed indipendente della funzione giurisdizionale, ma anche al Ministero di giustizia", scrivono i giudici. Il ricorso è stato pertanto rigettato.

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