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L'uffico tecnico di Castel Volturno

L'uffico tecnico di Castel Volturno

Sesso e corruzione in Comune, in 25 davanti al giudice

Formalizzate le richieste di riti alternativi. La maggior parte degli indagati opta per l'ordinario

Una richiesta di abbreviato, qualche istanza di patteggiamento ed il rinvio alla prossima settimana quando prenderà la parola il pubblico ministero Quaranta. E' quanto accaduto nel corso nel corso della prima giornata dell'udienza preliminare, celenrata dinanzi al gup Orazio Rossi, a carico delle 25 persone coinvolte, a vario titolo, nello scandalo corruzione al Comune di Castel Volturno. 

Hanno formalizzato la richiesta di rito alternativo Marco Caimano, 39 anni di Mondragone; Wladimiro Saltelli, 46 anni di Marano; Giuseppe Fiore, 49 anni di Mondragone. Sono inoltre coinvolti Carmine Noviello, 60 anni di Castel Volturno; Antonio Di Bona, 54 anni di Castel Volturno; Giuseppe Verazzo, 51 anni di Castel Volturno; Luigi Cassandra, 59 anni di Castel Volturno; Giuseppe Russo, 63 anni di Castel Volturno; Francesco Morrone, 63 anni di Castel Volturno; Raffaele Papararo, 45 anni di Castel Volturno; Giovanni Rotondo, 51 anni di Giugliano; Rocco Fittipaldi, 59 anni di Pozzuoli; Daniele Papararo, 52 anni di Castel Volturno; Carmine Brancaccio, 63 anni di Castel Volturno; Antonio Cacciapuoti, 61 anni di Villa di Briano; Alessandra Puopolo, 52 anni di Castel Volturno; Antonio D’Andrea, 72 anni di Marano; Giuseppe Iannone, 63 anni di San Cipriano d’Aversa; Mario Iannone, 37 anni di San Cipriano d’Aversa; Domenico De Simone, 38 anni di Castel Volturno; Michele Cerchiello, 73 anni di Marigliano; Nicola D’Agostino, 62 anni di Giugliano; Giuseppe Antricetti, 68 anni di Castel Volturno; Mario Mansueto, 61 anni di Castel Volturno; Francesco Miraglia, 47 anni di Mondragone. Sono state stralciate invece le posizioni dell'imprenditore Rosario Trapanese e di Baldascini.

L'indagine, iniziata nel settembre 2016, trae la sua origine dalla denuncia di un privato cittadino che poneva in evidenza come la documentazione prodotta presso il competente Ufficio del Genio Civile, al fine dell'acquisizione dell'autorizzazione sismica per un complesso residenziale denominato "Le Anfore" e ubicato a Castel Volturno in via Domitiana, non fosse corrispondente allo stato dei luoghi e non riportasse le reali caratteristiche e consistenze costruttive e funzionali dell'immobile. Per tali fatti la Procura della Repubblica, oltre ad avviare immediate attività di intercettazione, notificava all'esito dello svolgimento di tutti gli accertamenti, avvisi di garanzia a carico di 7 persone.

Le parallele attività investigative facevano emergere nell'immediato la figura di un professionista locale, il geometra Giuseppe Verazzo, il quale nel passato aveva collaborato come tecnico esterno e con contratto a termine con l'UTC di Castel Volturno. Sin dalle prime fasi veniva alla luce, dalle intercettazioni telefoniche e ambientali captate, un diffuso sistema corruttivo di cui era protagonista il personale addetto all'Ufficio Tecnico del Comune di Castel Volturno e nello specifico il dirigente Carmine Noviello ed alcuni dipendenti, tra cui Antonio Di Bona. Parimenti venivano esternati similari comportamenti da parte di alcuni appartenenti al comando della Polizia Municipale del comune di Castel Volturno. Oltre ad essere assunte fonti di prova particolarmente preziose, le intercettazioni risultavano “sconcertanti” tanto da paventare un consolidato sistema corruttivo nonché una gestione dell'Ufficio improntata a logiche di gestione clientelare. Gli investigatori avevano subito avuto modo di percepire l'estensione dello scenario d'indagine e le attività intercettive venivano necessariamente ampliate tanto che si rendeva necessario avviare una variegata attività di registrazione occulta all'interno degli uffici dell’Ente comunale.

I principali attori del sistema di corruzione all'interno del PUTC, identificabili nelle figure di Carmine Noviello, Antonio Di Bona e gli addetti alla Polizia Municipale, seppur non operando in maniera associativa, agivano ognuno per raggiungere vantaggi di tipo strettamente personale favorendo determinati soggetti. Ogni componente è risultato essere pienamente consapevole di ciò che doveva fare nell'ambito di determinate pratiche, per far sì che queste fossero evase con celerità ma soprattutto che potessero concludersi con il rilascio delle autorizzazioni necessarie. Con molta facilità, gli investigatori si sono imbattuti in documentazione formata ad hoc, materialmente o ideologicamente falsa (di natura pubblica e/o privata) o anche in sostituzione di atti già presenti nelle relative pratiche. In particolare è stato scoperto con il funzionario Di Bona, in cambio delle ‘facilitazioni’ chiedesse ed ottenesse anche prestazioni sessuali.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Raffaele Crisileo, Ferdinando Letizia, Carlo De Stavola, Giuseppe Stellato, Giovanni Zannini, Fabiola Astarita, Romolo Vignola, Sergio Iovane, Anna Riccio, Vincenzo Montanino.


 

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