Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Quattro testimoni fanno 'scena muta' al processo contro il dirigente del Comune

Non si compromette la posizione di Antonio Di Bona, accusato di aver dato una 'spintarella' alle pratiche per i condoni edilizi e ai permessi di costruire in cambio di favori sessuali e soldi

I testi si avvalgono della facoltà di non rispondere e la posizione dell'imputato 'non si compromette' oltremodo. È quanto accaduto presso la Prima Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in composizione collegiale, presieduta dal giudice Giovanni Caparco con giudici a latere Patrizia Iorio e Francesco Maione, dinanzi ai quali dovevano riferire quattro soggetti (anch'essi poi imputati) in merito ai reati commessi da Antonio Di Bona, il dipendente del Comune di Castel Volturno accusato di aver dato una 'spintarella' alle pratiche per i condoni edilizi e ai permessi di costruire in cambio di favori sessuali e ricariche sia telefoniche che Postepay, nell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che si abbatté, come uno tsunami, sul Comune castellano nel mese di gennaio 2019.

Le dichiarazioni dovevano esser rese da quattro tecnici per i quali Antonio Di Bona, nella sua veste di preposto all'Ufficio Tecnico comunale con mansioni di archivista, addetto alla pubblicazione degli atti online sull'Albo Pretorio e di addetto all'assegnazione/smistamento delle pratiche di condono, si era reso responsabile del reato di corruzione, falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale e concussione sessuale. Il difensore di fiducia di Antonio Di Bona, l'avvocato Ferdinando Letizia, sollevando dinanzi ai giudici sammaritani la questione dell'articolo che disciplina le testimonianze rese da un imputato o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che assumono l'ufficio di testimone, ha reso possibile che i testi si avvalessero della facoltà di non rispondere e la posizione scabrosa del dipendente comunale non si è aggravata oltre misura.

Per tali soggetti il dipendente pubblico Di Bona, nel pilotare l'assegnazione delle pratiche di condono curate da uno dei geometri testimoni, inserì nella medesima un falso bollettino di pagamento postale del valore di 1.800 euro facendo risultare apparentemente versati gli oneri di condono provvedendo all'immediata pubblicazione del permesso a costruire, bypassando altre pratiche arretrate e attestando che tale atto fosse pubblicato per 15 giorni consecutivi sull'Albo Pretorio consegnandolo invece al tecnico di parte in cambio di una ricarica Postepay del valore di 100 euro. In cambio di ricariche telefoniche dai 20 o 50 euro venivano rilasciate false certificazioni di destinazione urbanistica.

Con uno dei quattro geometri-testimoni a seguito del deposito della pratica di condono presentata a nome della parte rappresentata dal geometra, Di Bona modificò gli allegati fotografici che riproducevano una tettoia, onde ottenere parere favorevole della competente commissione per il paesaggio ed il positivo superamento della pratica in cambio di sesso orale consumato avidamente nel parcheggio sul retro del Municipio. Antonio Di Bona è stato l'autore infatti dei retroscena piccanti dell'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che portò a sei arresti tra tecnici comunali ed agenti della polizia locale castellana, nonché al divieto di dimora per un noto imprenditore accusato a vario titolo di corruzione, concussione, falso ideologico in atto pubblico, omissione di atti d'ufficio ed indebita induzione a dare o promettere utilità.

L'indagine partì nel 2016 su denuncia di un privato cittadino e disvelò il meccanismo corrutivo che si consumava all'interno della casa comunale castellana, grazie a cimici e telecamere nascoste dai carabinieri del reparto territoriale di Mondragone. Gli incontri sessuali con persone dello stesso sesso, sia privati cittadini che tecnici, di cui si era reso protagonista Di Bona avvenivano sia all'interno che all'esterno del Municipio nelle ore in cui l'Ente era aperto al pubblico. Dopo l'appagamento dei piaceri della carne Antonio Di Bona svolgeva il suo 'dovere' da dipendente comunale sia sostituendo atti nei fascicoli che inserendo in essi documentazione fittizia.

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