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Scandalo servizi sociali, il processo riparte da zero

In diciotto alla sbarra per i favori alle cooperative in cambio di voti

Cambio del collegio e processo che inizia ex novo. E' quanto accaduto nel corso dell'udienza a carico di 18 persone, tra cui l'ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Maria Di Muro, finite alla sbarra per lo scandalo degli appalti truccati dei servizi sociali. 

Il nuovo collegio giudicante, presieduto dal giudice Zullo, ha riaperto il dibattimento e rinviato il processo alla metà di gennaio quando prenderà il via ufficialmente con l'escussione dei primi testimoni. Con Di Muro sono imputati la sorella Annunziata Di Muro, 47 anni, Anna Pepe, 30 anni, la casertana 32enne Carmela Fusco, l’ex dirigente del Comune sammaritano Roberto Pirro, 58 anni, Giovanni Laurenza, 58 anni, tutti sammaritani, Nicola D’Auria, 63enne di Nola, Biagio Napolano, 48enne di Caserta, Salvatore Coppola, 46enne di Aversa, accusati dei reati di associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione. A giudizio anche il 58enne di Curti Luigi Merola, Antonio Pirro, 63 anni, Ornella Pirro, 25 anni, Maria Rosaria Piccolo, 54 anni, Anna Romano, 44 anni, tutti sammaritani, indagati per truffa. Peculato e falso ideologico sono le accuse per il 45enne di Salerno Giuseppe Cavaliere, mentre per turbativa d’asta sono imputati il 48enne beneventano Domenico D’Agostino e il 50enne di Calvi Risorta Enzo Giangregorio. Accusata di abuso d’ufficio Gina De Simone, 40enne di Caserta, anche lei a processo. Il Comune di Santa Maria Capua Vetere si è costituito parte civile. Nel collegio difensivo sono impegnati, fra gli altri, gli avvocati Alberto Martucci, Giuseppe Stellato, Claudio Aronne ed Angelo Raucci. 

L’inchiesta aveva fatto emergere l’esistenza di una associazione a delinquere sammaritana composta da politici, dirigenti e addetti agli uffici comunali e di Ambito, oltre a rappresentanti delle cooperative affidatarie. Secondo la tesi accusatoria il sodalizio, attraverso il condizionamento nelle fasi di selezione del personale preposto alla gestione dei servizi appaltati e degli utenti beneficiari degli stessi, riusciva a pilotare e gestire in maniera illecita tutte le iniziative promosse dall’Ambito territoriale con la finalità di ricavarne vantaggio economico e creare consenso elettorale.

Per realizzare gli obiettivi prefissati dal sodalizio si è partiti garantendo in primis l’avvicinamento della macchina amministrativa sammaritana, con funzionari e impiegati compiacenti e da “gestire”. Secondo la Procura su iniziativa dell’ex sindaco Biagio Di Muro è stato quindi avviato preliminarmente un procedimento di distacco di un funzionario regionale che ha potuto maturare così i requisiti per rispondere da solo al bando per l’assegnazione del posto di istruttore direttivo presso il Comune sammaritano. L’Ente pubblicava poi un bando “su misura” e il funzionario ha potuto così risultare vincitore insidiandosi stabilmente presso il Comune.

Così l’assetto dato all’Ufficio di Piano dell’Ambito C8, guidato dall’ex responsabile dei servizi sociali del Comune sammaritano, ha consentito all'ex sindaco Di Muro di controllare tutte le attività di competenza dell'Ambito e di assoggettarle a note logiche di acquisizione del consenso elettorale, con sistemi corruttivi. Vi è stata una chiara ed evidente commistione tra politica e gestione amministrativa, che ha avuto il compito di controllare un settore della gestione amministrativa che muove circa 3 milioni di euro l’anno.

Secondo l'accusa il reclutamento degli operatori delle cooperative avvantaggiate nell'assegnazione degli appalti sarebbe sempre avvenuto sotto lo stretto controllo (politico) dell'ex sindaco e della struttura da lui organizzata e capeggiata, che privilegiava persone a lui politicamente legate, preferendo i residenti del Comune Capofila, Santa Maria Capua Vetere. La selezione degli operatori da impiegare da parte degli Enti aggiudicatali dei servizi è stata del tutto controllata e manipolata. Le modalità di gestione dell'intero Ambito territoriale hanno permesso, da un lato, indebiti arricchimenti patrimoniali e, dall'altro, un controllo politico elettorale, trattandosi di servizi e progetti destinati a fasce di popolazione facilmente condizionabili sotto il profilo economico.

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