Il complesso balneare nella "Grotta Azzurra" resta sotto chiave

I giudici confermano il sequestro. Lo stabilimento "Nettuno" è di proprietà di un imprenditore casertano

Il lido si trova a Capri

Il complesso balneare "Nettuno" di Capri, gestito da un noto imprenditore casertano, resta sotto chiave. I giudici del Riesame hanno riogettato l'istanza di dissequestro avanzata dai legali dopo il decreto del gip del tribunale di Napoli per alcuni reati ambientali relativi interventi di riqualificazione del plesso, eseguiti grazie a permessi a costruire ed autorizzazioni paesaggistiche illegittime. 

Il complesso insiste infatti in zona relativa ad attrezzature turistico-balneari e portuali o di attracco, area sottoposta a vincolo ambientale come territorio costiero dichiarata di notevole interesse pubblico, nonché sottoposta a vincolo idrogeologico ed archeologico (in quanto il complesso è confinante con gli scavi archeologici di “Villa Gradelle” di epoca romana).

L’attività investigativa ha evidenziato la violazione della normativa in materia di Valutazione di incidenza ambientale, procedura propedeutica al rilascio dei permessi di costruire e prevista per i siti ricadenti nella Rete Natura 2000, quale quello in esame. Sono stati accertati altresì l’abusiva occupazione del demanio marittimo relativamente all’area per la discesa a mare del complesso balneare, pari a mq 37,50, e il mancato rilascio delle prescritte autorizzazioni demaniali marittime ai sensi dell’art. 55 del Codice della Navigazione a favore dello stabilimento, in quanto tutte le opere sono state edificate in violazione della fascia di rispetto dei 30 metri dall’area demaniale marittima, sulla quale il complesso, essendo a picco sul mare, di fatto insiste. Il sequestro preventivo del complesso immobiliare, di rilevantissimo impatto ambientale ed ubicato in uno dei siti di maggior pregio e rilevanza ambientale e paesistica del mondo, si è reso necessario al fine di evitare la reiterazione dei reati per cui si procede e l’aggravamento delle conseguenze degli stessi. All’atto del sequestro è stato concesso un termine di sette giorni per lo sgombero di persone e cose dalla struttura immobiliare.

Nell'inchiesta sono indagate 17 persone tra cui il proprietario del lido Nettuno, i direttori dei lavori nonché i dirigenti ed i funzionari dell’UTC di Anacapri, i componenti della Commissione locale per il paesaggio e della Commissione edilizia di Anacapri, funzionari e tecnici della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici ed artistici di Napoli e Provincia.

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