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Sversamenti illegali, sequestrato il collettore Asi | TUTTI I DETTAGLI

Le acque reflue immesse senza controlli da due ditte, indagata la presidente Pignetti

Sequestrato il collettore del Consorzio ASI di Caserta, sito alla località "Pozzo Bianco" del comune di Marcianise. I militari della Stazione Carabinieri Forestale di Marcianise hanno dato esecuzione al decreto preventivo d'urgenza adottato dalla Procura della Repubblica nell’ambito dell’inchiesta che vede indagata la presidente del Consorzio Raffaela Pignetti e i due dirigenti Roberto Martino, ex vice sindaco di Santa Maria la Fossa, e Nicola Vitelli, di Casapulla.

Il collettore infatti riceve lo scarico di acque reflue industriali della IFIS S.p.A. e ‘Il Tarì’ e ha come ricettore finale il corpo idrico superficiale costituito dal canale Saglianico, a sua volta tributario del canale dei Regi Lagni, senza che ciò sia preceduto da alcun trattamento di depurazione, peraltro, senza autorizzazione.

Il sequestro d’urgenza è stato convalidato dal gip presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La Procura procede quindi nei confronti dei rappresentati legali del Consorzio ASI di Caserta, tra cui la presidente Raffaela Pignetti, nonché degli amministratori della ditta Il Tarì e della ditta IFIS, che hanno immesso le acque reflue degli scarti delle loro produzioni senza alcun trattamento. 

Le indagini hanno preso spunto dall’effettuazione di controlli sugli scarichi e le immissioni di acque reflue nei canali dei Regi Lagni presenti nel comune di Marcianise. Gli accertamenti hanno infatti permesso di individuare il collettore fognario del Consorzio Asi di Caserta attraverso il quale venivano illecitamente smaltiti, in assenza di autorizzazione e senza alcuni trattamento di depurazione, sia i rifiuti liquidi che le acque reflue industriali prodotte da IFIS e Il Tarì, integrando così il reato di scarico di acque reflue non autorizzato nonché di illecito smaltimento di liquidi. 

Gli indagati, cooperando tra di loro, per negligenza, imprudenza e imperizia, ed in violazione del principio di precauzione e prevenzione, provocavano con la condotta abusiva anche la compromissione ed un deterioramento significativo e misurabile delle acque nel canale Saglianico, attraverso il prelievo ed analisi di campioni eseguiti dall’Arpa Caserta che vedevano alterati i valori di Escherichia Coli, di azoto nitroso e di azoto ammoniacale, integrando anche il delitto per colpo di inquinamento ambientale.

Agli indagati è contestato anche l’illecito amministrativo per l’ingiusto profitto conseguito nel non chiedere la prevista autorizzazione integrata ambientale per lo scarico aperto abusivamente, non consentendo così i controlli, l’apposizione di precauzioni da parte degli Enti preposto al controllo ed un risparmio di spesa per IFIS e ed Il Tarì per lo smaltimento dei reflui industriali.

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