Cronaca

Sentenze pilotate, il giudice e due avvocati escono dal carcere

Disposti i domiciliari per Della Rocca, Schiavone e Serao dopo lo scandalo al giudice di pace

Arresti domiciliari per il Giudice di Pace di Umberto Della Rocca e gli avvocati Armando Schiavone e Francesco Serao accusati di corruzione in atti giudiziari aggravata e continuata verificatasi presso l'Ufficio del Giudice di Pace di Sessa Aurunca.

È quanto disposto dal Giudice delle Indagini Preliminari Rosalba Liso dell'Ottava Sezione del Tribunale di Roma che ha accolto le istanze dei difensori degli imputati, l'avvocato Alberto Martucci per Umberto Della Rocca e l'avvocato Pasquale Diana per i legali Armando Schiavone e Francesco Serao sostituendo la misura cautelare della detenzione in carcere con quella inframuraria. Il gip capitolino ha ritenuto che non ci fosse più l'eventualità di reiterazione del reato ed affievolitesi le esigenze cautelari è stata disposta l'applicazione di una misura cautelare meno afflittiva come quella domiciliare.

Dinanzi allo stesso gip Liso ha chiarito la sua posizione in sede di interrogatorio, (differito per motivi di salute) confermando le dichiarazioni rese in precedenza, il cancelliere infedele Domenico Bosco, difeso dall'avvocato Gianluca Di Matteo, a cui è stata confermata la misura cautelare della detenzione domiciliare.

L'indagine della Procura capitolina ebbe inizio nel 2018 quando nell'ottobre dello stesso anno presso il nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Sessa Aurunca un giudice 'gola profonda' in servizio presso l'Ufficio del Giudice di Pace sessano ne sveló delle anomalie indicandone tra i responsabili il collega Umberto Della Rocca, il cancelliere ed ex vigile urbano Domenico Bosco e sei legali ovvero sia Armando Schiavone, Francesco Serao, Giovanni Vincenzo Bordone e N. M, F. V. ed O. C (quest'ultimi tre indagati a piede libero). Era stato creato da tali 'partecipanti' un meccanismo fittizio di cause civili iscritte in maniera arbitraria grazie alla compiacenza del cancelliere Bosco la cui vittoria era assicurata dalla 'benevolenza' ben retribuita del giudice di pace Della Rocca al fine di ottenere un lauto ristoro dalle spese addotte alla parte soccombente che nel caso di specie si trattava dell'Agenzia delle Entrate.

Le dichiarazioni rese dal giudice 'gola profonda' vennero avvalorate dalle dichiarazioni rese in più occasioni dallo stesso cancelliere Domenico Bosco che sveló i meccanismi del collaudato sistema. Gli inquirenti scoprirono che veniva creata una fittizia causa civile nella quale non veniva prodotta né la cartella esattoriale che si voleva impugnare né l'estratto di ruolo da cui desumere l'esistenza stessa del debito opposto e se ne richiedeva l'iscrizione al ruolo nel quale si inseriva la procura ad litem apparentemente firmata da soggetti scoperti esser ignari dell'utilizzo della propria identità e dell' iniziativa giudiziaria che li vedeva protagonisti non avendo mai incaricato i legali a promuoverla. Iscritta poi la causa fittizia veniva emessa una sentenza di condanna nei confronti della parte soccombente al pagamento di somme quasi fisse( 840 euro +70 euro di spese legali o 990 euro+ 150 euro di spese legali) di cui gli avvocati 'favoriti' se ne dichiaravano anticipatari provvedendo poi a renumerare il giudice Umberto Della Rocca per tali atti contrari ai propri doveri d'ufficio col 10% delle somme liquidate a titolo di compenso quale prezzo per la propria corruzione oltre alla regalia al cancelliere Bosco grazie al quale ottenevano il privilegio con un compenso pari a 50 euro per ciascun fascicolo 'pilotato'.

Un meccanismo illecito di cui i partecipanti in sede di interrogatorio di garanzia se ne dichiararono estranei e che nel caso di Giovanni Vincenzo Bordone, difeso dagli avvocati Paolo Caterino ed Alfonso Quarto, portó alla scarcerazione per carenza di gravità indiziaria.

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