Sede della società nella villetta in campagna per evadere, sequestro da oltre 2 milioni

Nei guai due imprenditori del nord. Sotto chiave appartamenti e ville lussuose. Fatture false per tre milioni e mezzo

Una delle ville sequestrate

"Vado a vivere in campagna". E' questo il titolo dell'operazione della guardia di finanza che ha portato al sequestro di beni di per 2,2 milioni di euro nei confronti di due persone residenti in provincia di Treviso.

La sede trasferita nel casertano

L'indagine è partita da una società operante nel settore della produzione e commercio di abbigliamento per bambini, riconducibile ad uno degli indagati che risulta evasore totale dal 2014, che nel 2018 per 'confondere' le acque sulla sua situazione debitoria con il fisco aveva trasferito la sua sede legale presso una villetta, in aperta campagna, in provincia di Caserta, mutando contestualmente la compagine societaria con trasferimento delle quote e della rappresentanza legale ad un prestanome. A quel punto i finanzieri di Bassano del Grappa, individuato il reale amministratore in S.G.P., di 74 anni, hanno monitorato la posizione di un'altra società, anch'essa a lui riconducibile che non versava le tasse dal 2016 al 2018, quando veniva anche lei ceduta, formalmente si intende, ad un altro prestanome. 

False fatture per 3,5 milioni

Entrambe le società così emerse apparivano sin da subito accomunate, oltre che dal luogo di esercizio bassanese (ove attualmente prosegue l’attività una terza S.r.l., estranea all’indagine), dal fatto di presentare importanti cessioni, per circa 3,5 milioni di euro dal 2014 al 2018, nei confronti di una S.n.c. operante, con 14 punti vendita nella provincia di Treviso, nel commercio al dettaglio di prodotti dei marchi di un importante gruppo imprenditoriale di abbigliamento, anch’esso estraneo alle indagini, in virtù di un contratto di franchising.

Le indagini

Le indagini condotte dopo la preliminare segnalazione all’autorità giudiziaria vicentina permettevano di constatare che tutte le fatture emesse dalle due società di S.G.P. fossero relative ad operazioni oggettivamente inesistenti, dal momento che, anche a seguito di indagini finanziarie e 5 perquisizioni locali, emergeva che le stesse non avrebbero potuto disporre di quei beni, cartolarmente ceduti con fatture generiche e prive di ogni dettaglio. Le società di S.G.P., inoltre, non avrebbero potuto vendere quella merce nemmeno se prodotta in sede con il limitato personale a disposizione, anche alla luce dell’incompatibilità con il segmento di mercato della S.n.c. destinataria. Di altrettanto rilievo era il fatto che le società venditrici presentavano amministratori del tutto inconsapevoli dell’attività esercitata, privi di capacità imprenditoriali e/o conoscenze nel settore, remunerati mensilmente da S.G.P. con esigui importi in ricariche di carte prepagate. Anche le movimentazioni finanziarie non apparivano in linea con quelle di una normale attività imprenditoriale, dal momento che, come anche emerso dalle segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da diversi Istituti di credito, a fronte di incassi con metodi tracciabili, i conti aziendali presentavano uscite quasi esclusivamente per contanti.

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I sequestri

Al tempo stesso, la società destinataria dei beni non avrebbe in alcun modo potuto vendere i capi in alcuno dei suoi negozi, in quanto vincolata al contratto di franchising con il gruppo di rilievo nazionale di abbigliamento e alla vendita esclusiva, in negozi monomarca, dei prodotti dei marchi concessi. Per tali ragioni, S.G.P. veniva denunciato alla Procura della Repubblica di Vicenza per violazione degli articoli 5 e 8 del D.Lgs. 74/2000 (omessa dichiarazione IVA ed emissione di fatture per operazioni inesistenti), mentre V.M., la cui posizione veniva stralciata alla Procura della Repubblica di Treviso, per violazione dell’art. 2 del medesimo dettato normativo (dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti). I provvedimenti reali oltre a polizze previdenziali integrative e disponibilità finanziarie, hanno permesso di cautelare diverse unità immobiliari, tra cui tre appartamenti a Castelfranco Veneto, uno a Trinità d’Agultu e Vignola (Sassari) ed una villa a Quinto di Treviso, beni destinati anch’essi alla confisca, in caso di condanna.

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