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Le scuole restano chiuse

Le scuole restano chiuse

Bocciato ricorso bis contro scuole chiuse. Sanità al collasso, pazienti rischiano "delocalizzazione"

Il Tar non sospende l'ordinanza regionale: "Interesse al contenimento della diffusione del virus è prevalente"

La bilancia pende ancora una volta dal lato dell'interesse al contenimento della diffusione del coronavirus. I giudici della Quinta Sezione del Tar della Campania hanno rigettato la richiesta, da parte di alcuni genitori, di sospensione dell'ordinanza del presidente Vincenzo De Luca con cui è stata confermato lo stop della didattica in presenza fino al 14 novembre anche dopo il Dpcm.

I genitori, nell'impugnare il provvedimento del governatore, hanno evidenziato come l'ultimo Dpcm del Governo "pur disponendo misure variamente restrittive, modulate per fasce di gravità riferite ai diversi territori regionali, ha comunque fatta salva la didattica in presenza per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione, finanche per le Regioni attualmente classificate in zona 'rossa', tra le quali non è, allo stato, compresa la regione Campania". 

Per i giudici, però, l'interesse per la salute pubblica è prevalente. L'ordinanza regionale, si legge nella sentenza, trova "fondamento nella aggiornata istruttoria circa l’andamento del contagio su scala regionale" ed è motivata "sul rilievo della persistente emergenza sanitaria, sul verificato effetto moltiplicatore dei contagi connessi a positività nelle fasce in età scolare e sul prevedibile impatto sul Sistema Sanitario Regionale, tenuto conto della peculiare densità abitativa del territorio regionale e del deficit di personale sanitario in servizio attivo e, quanto alla idoneità della misura adottata, del riscontrato aumento dei casi di positività al Covid 19 in ambito scolastico". Un effetto moltiplicatore che per i giudici avrebbe anche "prospettive di 'delocalizzazione' dei pazienti".

Non regge, dunque, la richiesta dei genitori che avevano invocato la riapertura degli istituti. Per i giudici non è dimostrata l'impossibilità "di contemperare le attività lavorative degli esercenti la potestà genitoriale con l’assistenza familiare nei confronti dei figli minori". Inoltre, non risulta compromesso, ad avviso della magistratura amministrativa, il diritto allo studio (anche invocato) con le attività scolastiche che sono assicurate "con metodiche alternative rispetto alla didattica in presenza". 

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