Schiavone: "La Provincia era un ente permeabile grazie a Ferraro e Cosentino"

Il figlio di Sandokan svela il sistema degli appalti affidati agli imprenditori dei Casalesi. Un dirigente amico del capoclan: "Mio padre voleva candidarlo sindaco"

Nicola Schiavone

Il clan dei Casalesi riusciva, grazie all'intermediazione di politici e dirigenti, ad infiltrarsi negli appalti della Provincia di Caserta. E' questo il succo delle dichiarazioni di Nicola Schiavone, il figlio del capoclan Francesco Sandokan, contenute nelle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto di due imprenditori: Raffaele Pezzella e Tullio Iorio

Il sistema della camorra

Schiavone ha parlato del "sistema" facendo alcune precisazioni sugli imprenditori: c'erano quelli che versavano la quota al clan sui lavori pubblici che prendevano "per capacità o mera fortuna", c'era chi una volta aggiudicato un appalto, corrompendo pubblici ufficiali, si proponeva al clan dei Casalesi versando una tangente del 6% dei lavori, infine c'erano imprenditori di fiducia che ricevevano quello che il rampollo di casa Sandokan definisce "l'intero pacchetto, ossia l'aggiudicazione di lavori grazie al nostro intervento diretto sui comuni che noi stessi controllavamo". 

Gli appalti grazie ai politici

Nell'ultima categoria Schiavone colloca proprio Iorio e Pezzella. "Il clan - dice Schiavone - acconsentiva a che Pezzella prendesse dei lavori presso la provincia nel periodo soprattutto legato alla presidenza De Franciscis (non indagato nda). In altre parole, premesso che l'amministrazione provinciale era un ente 'permeabile', nel senso che subiva le nostre infiltrazioni per mezzo di Nicola Ferraro o di Nicola Cosentino (entrambi non indagati in questo procedimento nda), noi del clan avevamo di fatto la certezza che avremmo stabilito i criteri con cui suddividere i lavori appaltati dall'Ente. In altre parole, fra tutti i lavori indetti dall'amministrazione provinciale di Caserta, noi del clan ed io in particolare avevo il potere di indicare quali imprenditori dovessero essere principali aggiudicatari dei lavori". Indicazioni che vennero date a Nicola Ferraro grazie alle quali "Pezzella e Iorio Tullio si aggiudicarono molti appalti presso la provincia di Caserta". 

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Il dirigente amico del capoclan

A far chiudere il cerchio serviva una persona di fiducia nell'Ente, l'uomo giusto nel posto giusto. In questo caso si trattava dell'ingegnere Alessandro Diana (indagato a piede libero nda) "che ha avuto rapporti di forte amicizia con mio padre", ha detto Schiavone. Una rete di rapporti tale che lo stesso Sandokan lo definiva "un politico di riserva, un potenziale candidato sindaco a Casal di Principe da candidare nel caso in cui non avessimo avuto altre disponibilità". Schiavone parla dell'interesse a non allontanare tale figura dall'orbita dei Casalesi. "La presenza dell'ingegnere Diana sull'ufficio tecnico della Provincia di Caserta costituiva un punto di riferimento per alcuni degli imprenditori che a noi erano vicini", tra i quali, appunto, Pezzella e Iorio.

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