Il nipote di Zagaria esce dal carcere: disposti i domiciliari fuori Regione

Era stato coinvolto nell'inchiesta con l'imprenditore Greco

Il capoclan dei Casalesi Michele Zagaria

Detenzione domiciliare per Nicola Capaldo, il nipote del boss Michele Zagaria coinvolto nell'inchiesta sul monopolio del latte targato dal clan dei Casalesi. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli vide coinvolti l'imprenditore di Castellammare di Stabia Adolfo Greco, i funzionari Parmalat Antonio Santoro di Casagiove e Lorenzo Vanore di Caserta nonché Teresa Zazzaro, accusata di intestazione fittizia di beni. 

Stando all’impianto accusatorio delineato dai magistrati napoletani, i nipoti del boss Zagaria ed i dirigenti locali della Parmalat avrebbero fatto in modo che la ditta di distribuzione Euromilk (sotto altre forme societarie) continuasse ad avere rapporti con la Parmalat, malgrado il provvedimento di confisca disposto nell'ambito di un'altra inchiesta. In questo modo sarebbero proseguiti i guadagni per i fratelli Capaldo che avrebbero così continuato ad avere il controllo cammorristico della distribuzione del latte in Campania anche grazie all'aiuto fornito da Adolfo Greco. Sarebbe stato lui infatti a consigliare ai nipoti di Zagaria di costituire una cooperativa di lavoratori trasformata in sr (la Santa Maria SRL) di cui era intestataria fittizia Teresa Zazzaro, a cui far ereditare i contratti che Euromilk aveva con Parmalat, quest'ultimi portati avanti malgrado il sequestro e l'amministrazione giudiziaria (la società era stata confiscata dal Tribunale di Napoli il 22 luglio 2013 in sede preventiva in quanto riconducibile alle famiglie camorrististe organiche ai casalesi). 

Greco per agevolare i discendenti del boss casalesi avrebbe concesso loro il latte da distribuire praticamente a costo zero per un paio di mesi. Soldi che poi gli sarebbero stati corrisposti solo diverso tempo dopo. Scoperto l'accurato organigramma dagli inquirenti fioccarono le ordinanze cautelari. Nicola Capaldo venne rinchiuso presso la casa circondariale di Secondigliano. 

Presentata l'istanza per la revisione della misura cautelare dai suoi difensori, gli avvocati Ferdinando Letizia e Giuseppe Stellato, i magistrati partenopei hanno proteso per la misura meno afflittiva della detenzione domiciliare fuori Regione con l'applicazione del dispositivo elettronico. I legali hanno evidenziato quanto siano mutate le esigenze cautelari e la condotta tenuta da Capaldo durante il periodo detentivo. Tesi che hanno convinto i giudici per la sostituzione della misura coercitiva.

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