Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Casal di Principe

Scarcerato il boss che fece uccidere Don Peppe Diana. "Doveva morire in carcere"

L'ira della sorella del parroco assassinato nel 1994: "Non è giusto, non doveva vivere gli ultimi momenti della sua vita con i familiari"

Ha due ergastoli da scontare ma anziché marcire in cella fino alla morte il giudice ha deciso di mandarlo a casa, agli arresti domiciliari, perché malato terminale. E' la storia di Nunzio De Falco, 71 anni, l'assassino del parroco anticamorra, Don Peppe Diana di Casal di Principe. Una decisione che sicuramente fa discutere perché una 'grazia' del genere non può essere concessa ad una persona che è stata condannata per essere il mandante dell'omicidio del parroco nel 1994.

Un'intera comunità si è stretta attorno alla famiglia Diana e a parlare è la sorella Marisa, insegnante di scuola media a Casal di Principe, che a Repubblica racconta tutta la sua rabbia: "Doveva morire in carcere, nessuna grazia. Non può morire circondato dagli affetti dei propri cari perché mio fratello, Don Peppe Diana, non fu abbracciato da nessuno negli ultimi istanti della sua vita. Il giudice non doveva concedergli di ritornare a casa, non è giusto". 

De Falco stava scontando la sua pena nel carcere di massima sicurezza di Sassari. È tornato a casa due giorni fa. Le sue condizioni sarebbero veramente gravissime e forse ha poche ore (forse giorni) di vita davanti a sé. Fu lui, secondo i giudici, a convincere il killer di don Diana, Giuseppe Quadrano, quel 19 marzo del 1994, ad andare in chiesa e a sparare i colpi di pistola che uccisero il parroco della chiesa di San Nicola di Bari, un sacerdote che era diventato un simbolo della lotta alla camorra.

Secondo i giudici fu lui anche a ordinare l’uccisione di Mario Iovine, braccio destro di Antonio Bardellino, che fu ammazzato in una cabina telefonica di Cascais, in Portogallo il 6 marzo del 1991. De Falco fu arrestato il 15 novembre del 1997 in Spagna e, in seguito, estradato. A scarcerarlo, ora, è stato il tribunale di sorveglianza: gli ha concesso gli arresti domiciliari proprio per farlo morire in casa sua. 

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