Video chiamate sospese, scoppia la rivolta delle donne in carcere

Violenza nei reparti Senna e Tamigi a Santa Maria Capua Vetere. La denuncia del Sappe e Salvini torna sui poliziotti indagati

Il carcere di Santa Maria Capua Vetere

Ancora violenza al carcere di Santa Maria Capua Vetere. Stavolta ad accendere la miccia della rabbia di detenute e detenuti la sospensione delle videochiamate  in tutte le sezioni ad Alta Sicurezza. Lo rende noto il sindacato Sappe. 

I disordini sono cominciati nel reparto Senna dove sono ospitate le donne. Circa 50 detenute, alcune delle quali recluse per reati associativi, hanno dato vita alla protesta. A dar manforte alle rivoltose, poi, sono stati i reclusi del reparto Tamigi. "La protesta messa in atto è particolarmente violenta, con rifiuto di rientro dai passeggi, incendi e distruzione di suppelletti - fa sapere il segretario nazionale del Sappe Emilio Fattorello - Il personale della Polizia Penitenziaria attende ordini e regole di ingaggio chiare da parte delle Autorità preposte alla gestione di tale evento critico".

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, anche il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha gravi responsabilità: "Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è sempre più distante dalla ‘sua’ forza di Polizia, la Polizia Penitenziaria. Non ha speso una parola per i colleghi di Santa Maria Capua Vetere, non ha speso una parola per stigmatizzare le continue violenze in danno dei poliziotti, non ha indicato una soluzione concreta per fermare questa spirale di violenza: anzi, sembra che le proposte per rivedere i circuiti e le norme dell’ordinamento penitenziario, a partire dalla vigilanza dinamica delle carceri che è alla base di tutta questa violenza inaccettabile, siano state abbandonate in qualche cassetto polveroso del Ministero. Ma un Guardasigilli non può occuparsi solo di anti-corruzione o pensare di confrontarsi solamente con il Garante dei detenuti sulle tematiche del carcere: Bonafede sta con Caino o con Abele?", si domanda.

Intanto sui disordini di Santa Maria Capua Vetere, quelli durante il lockdown che hanno portato a 57 agenti della penitenziaria finiti sul registro degli indagati, è tornato anche il leader della Lega Matteo Salvini. "Ditemi come si fa a sedare una rivolta con margherite e tulipani - ha detto durante un'iniziativa del sindacato Ussp davanti a Montecitorio - La cosa folle è che solo in Italia non ci siano detenuti che ne hanno pagato le conseguenze ma dei poliziotti che si ritrovano indagati. Questa è una vergogna". 

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