Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Poliziotti penitenziari arrestati, la Uilpa: “Sistema da rifondare”

Il sindacato passa all'attacco: "Lo Stato inerme non riesce a mettere in sicurezza i suoi servitori"

“Le notizie che provengono da Santa Maria Capua Vetere ci lasciano sgomenti e atterriti. Pare siano 59 gli appartenenti alla polizia penitenziaria sospesi, 6 quelli sottoposti agli arresti domiciliari, decine gli indagati. Interdetto anche il provveditore regionale, capo delle carceri campane”. È quanto riferisce Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa, a seguito della chiusura delle indagini preliminari da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

I fatti avevano avuto origine con le rivolte della primavera dell’anno scorso e i successivi interventi per il ripristino dell’ordine e della sicurezza carceraria condotti dalla polizia penitenziaria. L’ordinanza sarebbe stata comunicata durante la notte e fino alle prime ore del mattino. “Continuiamo a nutrire incondizionata fiducia nella magistratura e, più in generale, negli organi inquirenti, nonostante la spettacolarizzazione che abbiamo denunciato durante la prima fase delle indagini - sottolinea De Fazio - ma nutriamo altrettanta fiducia nella generalità degli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, al di là di possibili casi isolati di eccesso o, addirittura di agenti infedeli, che vanno individuati, isolati e perseguiti. Tuttavia, se le proporzioni fossero davvero quelle che sembrano emergere, quanto accaduto confermerebbe che il sistema complessivo non funziona, che l’esecuzione carceraria va reingegnerizzata e che l'amministrazione penitenziaria va rifondata”.

“Il carcere – continua il segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria, alludendo ai fatti della stazione Termini – è via Marsala ogni giorno! Ogni giorno si verificano più di due aggressioni alla polizia penitenziaria, con lo Stato inerme che non riesce a risolvere il problema e a mettere in sicurezza i suoi servitori, lasciandoli di fatto alla berlina, esposti agli attacchi della criminalità e, poi, alle successive indagini della magistratura”. “Sia chiaro – precisa ancora De Fazio – chi viola la legge si pone evidentemente al di fuori di essa e va perseguito, ma se le presunte infrazioni, addirittura le ipotesi di tortura, si espandono a macchia d’olio e ad essere coinvolti sono anche dirigenti generali di primissimo ordine, ritenuti fino a poco tempo fa anche ‘illuminati’ e presi a modello da imitare, è palese che il problema stia nell’organizzazione complessiva, la quale non è capace di prevenire possibili degenerazioni o, quantomeno, di non renderle neppure sospettabili”.

“Anche sulle carceri, impegnandosi espressamente a migliorare le condizioni di coloro che vi lavorano e vi vivono, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ottenuto la fiducia in Parlamento. Adesso gli chiediamo, pretendiamo, che sia consequenziale. La ministra della Giustizia Marta Cartabia apra immediatamente tavoli di confronto tematici con le organizzazioni sindacali rappresentative per l’individuazione di un’efficace strategia di rinascita del sistema penitenziario e dell’esecuzione penale. Per le carceri serve una vera e propria catarsi”, conclude Gennarino De Fazio.

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