Rissa tra clan opposti al ristorante: "Gli ho spaccato la testa. Il fratello voleva uccidermi"

Il pentito Primo Letizia racconta della lite con Claudio Buttone e la reazione del germano Bruno: "Mi voleva far fare la fine di mia mamma e mio padre"

Il racconto di Primo Letizia ai magistrati

"Spaccai la testa a Claudio Buttone. Il fratello Bruno mi voleva uccidere". A raccontare il retroscena è stato Primo Letizia, 36 anni di Marcianise ed ex ras della fazione Piccolo-Letizia opposta al clan Belforte per l'egemonia del territorio di Marcianise. 

Letizia, da dicembre, sta collaborando con gli organi inquirenti parlando delle frizioni con il gruppo rivale, quello dei Mazzacane, e delle attività del clan di riferimento. I suoi verbali sono stati depositati nel corso del processo, con abbreviato, al gruppo dei Quaqquaroni per il quale il pm della Dda Luigi Landolfi ha invocato 29 condanne ed oltre 3 secoli e mezzo di carcere complessivi per gli affiliati. 

Il racconto di Letizia parte da lontano. Nel suo excursus agli inquirenti Primo riferisce di un episodio del 2002, quando era appena 18enne e già era "dedito ad attività estorsive per conto di mio cugino Andrea". Letizia riferisce di un litigio all'interno di un ristorante di Marcianise con Claudio Buttone, fratello del ras dei Belforte Bruno (anch'egli diventato collaboratore di giustizia). "Avevo compiuto 18 anni da circa una settimana e mi trovavo all'interno di questo ristorante per festeggiare i 18 anni di un mio amico. Ricordo che nella sala affianco vi era una festa di un altro ragazzo amico di Claudio Buttone". 

Nel corso della serata "scoppiò una rissa tra i due gruppi - prosegue Letizia - A cui io rimasi estraneo. Quiando uscii fuori dal locale, vidi Claudio Buttone parlare con il figlio del proprietario. Si stava lamentando di quello che era successo. Quando mi vide mi accusò". A quel punto ci fu la reazione: "Reagii violentemente e lo mandai all'ospedale". 

Passano i giorni e Primo Letizia viene a sapere che "il fratello Bruno Buttone voleva vendicare Claudio e mi cercava nelle sale giochi, dicendo ai miei amici che mi avrebbe fatto fare la fine di mia mamma e mio padre (Biagio Letizia e Giovanna Breda, uccisi dal clan Belforte nda). In un'occasione colpì un mio amico con il calcio della pistola e rimase in coma per due giorni". 

In questo clima teso, in cui "Bruno Buttone voleva a tutti i costi ammazzarmi", Letizia fu costretto a lasciare Marcianise e trasferirsi a Torino "dove sono rimasto circa un anno".  

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